diario dalla Repubblica Bananera dell’Honduras

 

mural

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Doveva essere un’uscita di scena sobria, invece i pagliacci golpisti hanno dovuto per forza rendersi ridicoli un’ultima volta. Non sono riusciti a resistere, è più forte di loro.

Dunque si presenta all’hotel Clarion alle 3 di mattina una squadra di sbirri in passamontagna. Vengono a verificare i documenti dei pericolosi giornalisti venezuelani di Telesur. Vengono a mettergli paura. Entrano nelle loro stanze, controllano documenti, fanno domande, insomma, rompono i coglioni.

Tutto questo io non lo so perché nello stesso momento io sto dormendo nel mio lettuccio.

La mattina mi alzo presto e faccio per andare via, proprio come se stessi partendo per il Nicaragua.

E invece col cazzo.

Polizia all’ingresso. Non puoi uscire, dice sbirro uno. E perché mai, faccio io. Perché abbiamo questo ordine, dice lui. Sì ma quale ordine? Esattamente cosa vi hanno ordinato, dico io e già comincia a rodermi il culo.

L’ordine è “non far uscire nessuno straniero dall’hotel fino a nuovo ordine”, che equivale praticamente a non far uscire nessun giornalista dall’hotel fino a nuovo ordine.

E scusi, buon uomo, si potrebbe sapere come mai? Dovrà pur sapermi dire che cazzo abbiamo fatto per essere sequestrati da voi sbirri.

Esso nulla sa. Poiché trattasi di semplice agente, mi dice. E già un agente di polizia in italia sappiamo tutti che non brilla per autonomia e intelligenza. Ora immaginate un agente di polizia in Honduras, dove mediamente sono dei subnormali quelli della classe dirigente, figurarsi uno sbirro.

Palesemente stanno facendo questa pagliacciata per fare pressione sul Venezuela attraverso i giornalisti di Telesur. Ma questi ragazzini bananeros che fanno i duri solo perché hanno i soldi rubati ai poracci loro connazionali veramente cominciano a essere molesti.

Io intanto ho un bus che mi aspetta (mo, mi aspetta è un po’ grossa… diciamo che devo prendere un autobus che forse parte) con destinazione civiltà e democrazia. Con destinazione Managua! E questi fascistelli non hanno proprio nessuna intenzione di farmi uscire.

Allora mi attivo. Ambasciata italiana. Ah è chiusa. Già. Numero di emergenza. Parlo con una funzionaria molto gentile con un forte accento del sud. Mi dice ce penzo io. Dopo cinque minuti me richiama. Allora senti. C’è questo ufficiale della polizia speciale de staminchia che ora ti chiamerà. Ci fa un piacere. Dagli retta. Occhèi dico io.

Mi chiama l’ufficiale Staminchia poco dopo. Sèndi…(renderò l’accento poliziottesco dll’ufficiale Staminchia simile a un presunto accento del sud Italia a causa dell’argomento e lo stile da esso adottati) Sèèèndiiii mi ha chiamato la funzionaria C. dell’Ambasciata. Mi ha scpiegato la situaziòne. Allòra. Quello che si può fare è questo. Viscta l’amicizia e la simbatìa che ci lega all’ambasciata italiana ti posso mandare una macchina con dentro due scbirri miei. È combletamènde fuòri delle rregole. È condro la LèGGE. Però faggiamo volendieri uno sctrappo. Ti passano a prendere fra gingue minuti.

Va bene.

Però mi raccomando. Non dire niende agli altri giornaliscti che ci sctanno là. Perché se nopoi quelli vogliono uscire pure loro.

Certo capo. Come dice lei signore.

Attacco.

Tempo un minuto tutti i giornalisti di Reuters, Ap, Telesur presenti sanno come intendono farmi uscire.

Pacche sulle spalle. Daje. In bocca al lupo. Fai il bravo. Facce sapè (ovviamente anche loro non parlano romano, rendo qui in romano per far capire il clima di amicizia e solidarietà). Se beccamo in Messico.

Arriva la pantera coi coglioni dentro.

Salgo. Vengo scortato alla fermata dell’autobus. Fra due ore partirò per la civiltà. Partirò per la repubblica sandinista. Partirò per il Nicaragua!

Vaffanculo Honduras!

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