diario da Città del Messico – 7 giugno 09


Non posso andare a votare perché sono in Messico.
Sono disperato. Eleonora, una amica molto cara, che aspetta un bambino, ieri mi ha detto che per il futuro di suo figlio avrebbe votato PD.
Io le ho risposto che le avrei voluto comunque bene, qualsiasi cosa avesse votato. PD.
Io invece ieri a pranzo ho mangiato ostriche, gamberi e mariscos al mercato di San Pedro de los Pinos, con la metà dei soldi che ci vogliono a Roma per una pizza e una birra.
Sicuramente ho preso l’epatite, ma meglio l’epatite che votare PD. O meglio l’epatite che votare sinistra e libertà, Vendola/Fava. Che accoppiata. Cazzo gli manca il senso del pudore.
O meglio l’epatite che essere costretti a subire l’ennesimo ricatto morale dallo psiconano pedofilo.
Non che qui sia il paradiso. Nello stato di Tamaulipas, per esempio, succedono cose strabilianti.
È lo stato del cártel del Golfo. Infatti si trova sul Golfo del Messico, per chi non lo sapesse.
Qui i giornalisti vengono rapiti, torturati e ammazzati se parlano del narcotraffico, la principale fonte economica dello stato.
Qui ogni redazione di ogni giornale, di ogni tivu, di ogni radio, ha un “enlace”, un gancio con il cártel del Golfo. Questo enlace controlla cosa scrivono i colleghi giornalisti, fa da tramite con la famiglia e, quando un giornalista viene rapito, è colui che negozia.
Nello stato di Tamaulipas il giornalista più famoso di tutti è Redazione, perché gli articoli più scomodi non vengono firmati.
Quando leggo tutto questo penso che presto anche l’Italia riuscirà a raggiungere questi livelli di sublimazione della violenza. Presto anche in Italia sarà finalmente tutto esplicito.
Allora potrò tornare. Quando ci sarà una parola per definire gli infami dentro le redazioni. Quando si avrà il coraggio di definirsi terzo mondo.
Ieri il cielo era terso sulla città. Si vedevano i vulcani. È un evento.
Stefano mi fa notare un interessante gioco di parole. Terzo mondo. Terso mondo. Due aggettivi bellissimi. Terso. Come il cielo. E mondo. Il contrario di immondo.
Vittorio si è innamorato di una amica un po’ vacca che ho portato a casa. Pensa sempre a lei. Non fa altro. È ostinato come un mulo.
Per disrtrarlo gli ho messo un panno rosso sul muso. Così non ci pensa troppo.
Quando lo tolgo mi guarda con quegli occhioni a palla grandi come tortillas. Spera di farmi pena.

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