diario da Città del Messico


la fontana dei coyotes

la fontana dei coyotes

Giornata afosa a Città del Messico.

Mi alzo con ottime intenzioni: oggi si va a CU (Ciudad Universitaria) a cercare lavoro. Destinazione il CELE il Centro de Enseñanza de Lenguas Extranjeras della UNAM.

Il piano è sempre lo stesso. Conquistare il Mondo.

E truffare i messicani.

Io e Silvia, la mia complice, ci fingiamo innocui europei nel Pumabus, l’autobus interno alla città universitaria. L’animale totemico della UNAM è il puma. Qui ci stavano i puma una volta. E quindi tutto quello che è della UNAM è simboleggiato da un puma. Qua è così.

Noi alla sapienza c’abbiamo la Minerva. Che porta pure sfiga se la guardi in faccia.

E quindi via alla UNAM. Poi caffè a Coyoacan.

Due italiani amici da una vita emigrati in Messico. Silvia mi fa, ma l’avresti mai detto dieci anni fa che ci saremmo ritrovati qua io e te su un pesero a Coyoacan? No, le faccio io. Proprio no. Siamo due surreali comunque.

Passiamo per una scuola di ceramica. Un gineceo di ceramica. Dove Silvia imparava a fare dei vasi qualche mese fa con delle amabili signore di sinistra. Silvia vive qui da due anni e tra le altre cose ha fatto un corso di ceramica a Coyoacan. E oggi passiamo a prendere un vaso che ha fatto quando era un po’ giù. Quando aveva il cuore come un alveare. E infatti il vaso sembra un nido di vespe. Ma dentro è laccato e bello.

Poi a Coyoacan una cosa che si fa è passeggiare. E allora passeggiamo per i giardini di Coyoacan dove c’è una fontana con i coyotes. Da cui prende il nome il quartiere.

Racconto a Silvia di quante cose surreali succedono in Messico. Concorda. Prendiamo per Avenida Felipe Carrillo Puerto. E siamo un fiume di chiacchere rumorose.

“E quindi a Real de Catorce incontro questo tizio francese di età indefinita” le dico “che ha passato otto anni nei corpi speciali dell’esercito francese a fare il paracadutista e ammazzare africani in Africa. Poi a una certa sbrocca…”

Voce fuori campo: “Chi è che sbrocca??” Gelo. Io e la mia complice ci giriamo di scatto. Da dentro un negozio esce una voce. Una voce con uno spiccato accento romano. Maschile. “Chi è che sbrocca allora??”

La voce ha una faccia. Una faccia di Roma. Dietro a un bancone su cui sono esposte teglie di melanzane alla parmigiana. Su cui sono esposte lasagne. Su cui sono esposte torte rustiche.

La voce si chiama Emiliano. Come Emiliano Zapata, chiedo. Sì. Sono nato qua, dice, mia madre mi ha chiamato come un eroe messicano. Beh, ti poteva andare peggio, dico, ti poteva chiamare Porfirio, come Porfirio Díaz, o peggio, Benito, come Juárez. Se famo ‘na risata.

La madre in questione è Alessandra. Oggi è il suo compleanno. È della Balduina. È andata a scuola alla Ludovico Ariosto. Dove sono andato io. Scuola demmerda. È qui dal ’78 e oggi compie gli anni. Con il figlio Emiliano che ha una sciarpetta della Roma appesa a un vaso sopra al bancone.

Il Messico è surreale. Emiliano è surreale. E mi invita a vedere le partite della Maggica a casa sua.

Noi ogni domenica ci vediamo alle otto di mattina a vedè la Roma. Se vuoi puoi venire appena ricomincia il campionato.

La Roma a casa di Emiliano. Era tutto quello che potevo desiderare. Come la Roma a casa di Giulio.

Vado via felice. Poi penso che abbiamo comprato Guberti.

Guberti. L’amarezza.

A Littorio je rode ancora. Purtroppo la verità è che non ci capisce un cazzo di calcio, il bovino. A mala pena di corrida.

La parmigiana di Emiliano è da paura!

4 Risposte

  1. Ora che mi sono appassionata alle tue avventure messicane, ogni giorno, dopo aver scaricato la posta, leggo gli aggiornamenti sul blog. Mi sembra di leggere un libro! …Quindi non fare che ti rompi le palle tra 2 giorni e smetti.
    Quand’è che Littorio tornerà ad essere Vittorio? Come sai è il mio personaggio preferito. Secondo me può anche diventare della Roma se glielo insegni. Cmq mi sa che non ne vale la pena.

  2. ma la era domanda è: come finisce la storia del francese?
    Besones da un vero aficionado
    g.

    • eh, una storia assurda. finisce in un altro post. dont uorri bdd

  3. caro federico, leggere quello che scrivi mi emoziona. Sei bravo!
    ricordati però, e scusami se faccio la maestrina, che innocui si scrive così.Vedi com’è la lingua italiana ? tu la tradisci e lei si vendica . Baci tita

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