diario da Città del Messico


 

Cafebreria El Pendulo

Cafebreria El Pendulo

Arriva Juncia al Pendulo. “E quindi che ve ne pare della notizia del giorno?”  “Quale notizia del giorno?” È che sto in giro da stamattina, non ho avuto modo di essere aggiornato.

“Che è successo?”

“Cioè, non sai che è morto Michael Jackson?”

Michael Jackson il pedofilo? Michael Jackson l’ex negro che è diventato bianco? Quello che si è rifatto cento volte il naso? Quello che costruisce parchi di divertimento perché è un miliardario genero di Elvis con la sindrome di Peter Pan che molesta ragazzini e li fa giocare con il suo pisello?

Quello che è passato dal funk al pop? Quello che insieme a quella stronza di Madonna ha dettato legge durante gli anni ottanta, il periodo più buio degli ultimi secoli?

È crepato a 50 anni di infarto lasciando 500 milioni di dollari di debiti. E credo che ci siano poche cose al mondo che mi possano fregare di meno.

Continuo a bere la mia michelada. Oggi è una giornata positiva. Ho trovato l’ultimo libro di Palahniuk in libreria e sto con i miei amici e ridiamo di gusto.

Ho trovato un posto dove fanno un cappuccino quasi come quello di Roma. Ho deciso che una volta a settimana andrò a bermelo. Da solo. In segreto. Senza portarci nessuno. Sarà un piacere solo mio da non condividere.

La città è senz’acqua. Non piove abbastanza. Si raccomanda alla gente di usare l’acqua con moderazione. Qui dove la metro non puzza MAI di ascelle perché tutti sono maniaci della pulizia. Tutti si fanno almeno una doccia al mondo e generalmente io sono quello che puzza di più di tutti praticamente in ogni contesto. Sempre. 

Oggi al Pendulo ho visto un disco della Putumayo. Italia. E l’ultima canzone è il Bar della rabbia di Mannarino. Ho fatto una foto col cellulare al mio cantante preferito che è arrivato anche lui, a modo suo, in Messico.

Il rapporto con Vittorio è irrecuperabile. Lo ha colpito molto la dipartita di Jack-o. Forse è un’intesa tra pedofili. Però anche se siamo separati in casa non me la sento di infierire sul suo dolore. Io non sono come lui! È questa umanità che mi rende un essere migliore di lui. Un essere umano sarà sempre meglio di un toro, anche se di cartapesta!

La notte scorsa dopo sei tacos mangiati con gli amici, ho sognato Max Bruno. Mi sono svegliato inquieto. A volte mi faccio paura.

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