diario dalla Repubblica Bananera dell’Honduras


sparato

sparato

Ed eccoci qua. Dice fai il colpo di stato. Va tutto bene. Ci divertiamo un po’. Creiamo scompiglio e poi se famo tutti na bella risata. Dice. Invece poi alla fine succede che a forza de fa i cojoni un pischello si becca ‘na bella fucilata in piena faccia e gli scoppia il cervello un po’ dappertutto sul selciato. Così invece di essere un colpo di stato di buffoni che si accoppiano tra parenti con la faccia da subnormali ora sono anche violenti assassini.

Oggi c’è stata la manifestazione. Un sacco di gente. Tutti convinti che l’uomo col sombrero (il presidente legittimo che hanno mandato affanculo una settimana fa i golpisti) sarebbe tornato oggi. Allora corri corri all’aeroporto. E vai all’aeroporto. E aspetta. E documenta. Poi ti ammazzano un pischello a cento metri, sparano sulla folla questi militari a cui evidentemente manca il sodio nell’acqua. E poi quel ciccione di Micheletti dice ah va bene. Che ore so? le cinque? allora famo che alle sei e mezza ce sta il coprifuoco e chi lo becco fori de casa me lo inculo.

E solo che non ci sono taxi e io per il diritto all’informazione devo stare qui. Dove succedono le cose. Dove l’aereo del presidente che doveva tornare non atterra. Perchè i cattivi hanno messo dei furgoncini militari di lego sulla pista di atterraggio.
E dunque insieme ai miei nuovi amici Eric e Amalia diciamo. Vabbè. so le sei. Che non ce la facciamo a tornare a piedi in albergo da qui? Nella capitale di una repubblica bananera dove c’è un colpo di stato, un tasso di violenza altissimo, un coprifuoco che scatta fra mezz’ora e un esercito che spara alla gente?

Alle otto stavamo ancora camminando a passo sostenuto per le strade di Tegucigalpa, illuminate come una casa di campagnia nella Basilicata dell’ottocento (chissà se esisteva la Basilicata nell’ottocento).

Coi militari che ti imbruttiscono. E allora arriviamo all’albergo. Ma non il mio. Però non posso andare al mio da solo che mi arestano. E nessun tassinaro mi porta perchè… non c’è nessun cazzo di tassinaro.

Ora sto in un hotel di ancora più ricconi. In una stanza a casaccio.

In compenso la bella corrispondente della BBC mi ha ospitato alcune ore nella sua stanza per lavorare. Che carina. È cilena e vive in Messico. Approfondire la conoscenza.

Ovviamente quello che è chiaro è che uno in un posto così, con tutto quello che succede, con tutto quello che ha da fare, l’unica cosa a cui pensa è come scoparsi la cilena.

Domani non posso tornare al Messico perchè questi alfieri della democrazia hanno chiuso l’aeroporto e quindi quelli come me che dovevano partire invece si attaccano al cazzo.

Nel mio albergo c’è una piscina. E ci sono dei gringos. Ospiti dell’albergo dei giornalisti durante un colpo di stato in una repubblica centroamericana. Ora. Senza arrivare a chiedermi come cazzo gli viene in mente di venire in vacanza in Honduras durante il golpe, perchè si sa che gli yanqui non brillano per le loro doti riflessive, ciò che mi sorprende è la sensazione di  vedere un giovane gringo bere un Tequila Sunrise a bordo piscina mentre a 200 metri l’esercito spara in faccia alla gente è un po’ come vedere un criceto che legge il Wall Street Journal a Ouagadougou. Non ha nessun senso.

Si è fatto tardi e devo cercare di dormire cinque ore perchè domani alle sei di mattina mi telefonano certi di un giornale italiano che vogliono delle corrispondenze.

Ma i svizzeri nu li batte nessuno.

Un pensiero al ragazzino di 19 anni che è rimasto sul campo. Immolato per una causa giusta. Per un presidente inetto come il suo golpista. Per un paese che ha ben poco di cui essere fiero.

2 Risposte

  1. Sei un fico.

  2. (il resto te lo dico quando torni)
    …ma torni vero?

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