diario dalla Repubblica Bananera dell’Honduras


venceremos

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Ultima sera nell’Hotel Clarion di Tegucigalpa. Non ci sono rumori che provengono dalla strada perché c’è il coprifuoco. Domani mattina parto per il Nicaragua, a conoscere i reduci del sandinismo. A intervistare gente che trent’anni fa ha cambiato la storia del Centroamerica. 

Me ne vado da un paese senza speranza. Da un paese che oggettivamente comunque vada ce l’ha nel culo.

Il Cardinale Maradiaga, anche detto cardinale golpista, continua ad affermare il suo patriottismo alla faccia di tutti quanti. Quell’altro, Mel, da tutti i paesi del Centroamerica fa dichiarazioni e incita il popolo. 

L’idea che mi faccio io è che entrambe le fazioni giocano sporco sul filo della legge.

Il cardinale è un ipocrita, perché in nessun caso fai un golpe militare per un “gesto patriottico”, per difendere la democrazia. Come diceva Benigni, è come scopare per la verginità. Ma chi cazzo può dare credito a giustificazioni del genere?

Quello che mi porto a casa di questo paese è che tutta la classe politica e l’oligarchia, compresa l’elite della chiesa che ha sempre succhiato il sangue ai popoli latinoamericani, sono marci persi. Non c’è speranza di una soluzione democratica.

Né con Chávez, né con gli oligarchi. 

Entrambe le parti sono impresentabili. Ma chi ci crede a uno come Manuel Zelaya? Il “Comandante vaquero” lo chiama Chávez. Santoddio! È meglio che vi succhi il sangue il caudillo o l’impero dei Pizza Hut? È meglio prendere nel culo un bastone o un manganello? È meglio bere un bicchiere di merda o un bicchiere di vomito? Questa è la scelta che si presenta al popolo hondureño nella transizione democratica del 2009. 

L’unica cosa che mi è chiara dopo quasi due settimane di intensa attività giornalistica frilènz è che esiste un blocco sovranazionale e trasversale che si dedica alla spartizione di torte. Da questo blocco sono esclusi gli sfigati. Come alla festa delle medie. Ecco. Gli sfigati in questo caso sono la gran parte del popolo dell’Honduras. Che nella fattispecie prepara le torte con sudore e illusioni. Torte che comunque vada mangeranno altri.

E il popolo hondureño non ha la cultura né la forza per smettere di fare torte. Deve ringraziare dio, quello dei cardinali, che è lo stesso dei presidenti deposti e dei golpisti, che qualcuno lo consideri, non foss’altro che per sputargli in faccia. Non rompere i coglioni popolo bestia! Ormai è andata così. Ce potevi pensà prima. Prima de che? Prima de nasce sfigato. Sfigato!

Ma tra poco tutto sarà finito. Rimangono pochi osservatori. Poche telecamere straniere. Reuters. AP. Una manciata di spagnoli. Liberiamo il campo agli avvoltoi, che volteggiano sul cielo nuvoloso di Tegucigalpa.

Están jodidos en cualquier caso. Almeno qualcuno ha intravisto la vostra miseria.

Penso io. 


2 Risposte

  1. […] https://radicalshock.wordpress.com/2009/07/12/diario-dalla-repubblica-bananera-dellhonduras-6/ […]

  2. […] ciò che ha visto gli basti, trascrivo la sua pagina ultima, prima di trasferirsi in Nicaragua, del diario dalla Repubblica Bananera dell’Honduras non prima di riportare quanto ha detto il Papa, ci mancherebbe…: «In questi giorni sto […]

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