diario dalla Repubblica Sandinista del Nicaragua


Sandino

Sandino

Il viaggio in autobus è lungo sulla Panamericana. Entrando in Nicaragua fa caldo. Piove. E c’è un grosso cartello che dice “Cumplirle al pueblo es cumplirle a Dios”. Meno male va. Allora va tutto per il meglio.

Infatti mi pare ancora più povero dell’Honduras sto paese. Strade sfonnate, vacche pascolando sulla strada migliore del paese (l’unica), la Panamericana. Due DUE corsie in tutto. Cioè una e una. E basta. E vacche. Cavalli. Regazzini che giocano a pallone in mezzo alla panamericana. Insisto su questo punto perché vorrei che si capisse che è come se sul brennero pascolassero le vacche altoatesine e i trentini ci giocassero a pallone o a hockey sopra.

Dice che il Nicaragua è il secondo paese più povero dell’America latina. E solo perché Haiti è imbattibile.

Ok. A Managua mi aspetta Amalia. Una collega periodista nicaraguense con cui abbiamo condiviso esperienze comicogrottesche nella barzelletta di Tegucigalpa.

Managua di notte. Una città senza centro. Non capisco bene com’è. Devo vedere.

Ma mi pare che pure qua di problemi non ne mancano.

Per strada vedo un pupazzo gigante che cammina. È inquietante. A fianco una specie di nano con una testa enorme. Tamburi. Ecco qua. So finito in un altro posto surreale. Si avvicinano. Che faccio?

Ah, quella è la gigantona e il suo enano cabezón!! dice Amalia.

Certo… la gigantona y el enano cabezón… come ho fatto a non riconoscerli? Sono proprio il più stronzo…

Sono un retaggio indigeno. Vanno in giro per le strade suonando il tamburo, parlando in versi e prendendo in giro tutti. C’è sempre la gigantona, che sembra una dama spagnola, un pupazzo alto due metri con dentro un ragazzino che regge l’impalcatura di legno (facendosi un mazzo non da poco), poi c’è quello che suona il tamburo e fa le rime. E poi el enano cabezón. Possono anche essere due i nani.

A me sta cosa dell’enano cabezón mi fa ammazzare da ridere. Non so perché.

Sto regazzino de 6 anni con un capoccione enorme di cartapesta unito al nome ha un effetto comico davvero notevole.

Insomma sono le pasquinate. I buffoni. Contro il potere. So compagni. Forti.

Con Amalia ci prendiamo la prima birra di sera dopo quasi due settimane di toque de queda, coprifuoco. Nella plaza della rotonda, dove svetta un albero di natale fatto di lucette alto 20 metri.

E questo che cazzo è? Un albero di natale acceso il 12 luglio? A Managua?

Eh, la first lady ha pensato che poteva rimanere qui da Natale. In cima ha un grosso numero 30 luminoso. E siccome quest’anno si festeggiano 30 anni della rivoluzione sandinista…

Certo allora lasci per sei mesi un albero di natale in mezzo alla strada. Mi sembra proprio appropriato. Considerato poi che è pieno di alberi di natale qui tra un banano e una pianta di caffè.

Altra cosa che c’è sempre qui nella rotonda sono i mariachi.

Allora circondato da lucine e mariachi assaporo la birra fresca e mi sento di nuovo a casa.

Domani comincerò a capire dove cazzo sono adesso. Ma già mi sento sollevato per non stare più in mezzo al popolo codardo dell’Honduras.

È qualcosa.

Una Risposta

  1. […] https://radicalshock.wordpress.com/2009/07/15/diario-dalla-repubblica-sandinista-del-nicaragua/ […]

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