diario da Città del Messico. Pane e tamales


tamaleeees oaxaqueñoooos

tamaleeees oaxaqueñoooos

Sono le diciotto e cinquantasette a Città del Messico.

Ha appena smesso di piovere e ho voglia di tamales. E forse per la prima volta da quando sono qui, se mi sbrigo a finire questo post, riesco a comprarli in tempo.

Ogni giorno a un’ora ics (che è sempre diversa) passa un carretto che dice tamaleees, oaxaqueñooooos e tu sai che passa uno con la bici che vende i tamales. però, come donne è arrivato l’arrotino a Roma, non potrai mai fare in tempo a vestirti, metterti le scarpe, prendere le chiavi e scendere in strada prima che il venditore di tamales sia scomparso in una nuvola di fumo.

I tamales sono fagottelli di farina di mais. Ricordano la polenta. Si piglia la farina di mais, si lavora in qualche modo a me sconosciuto con acqua e manteca de cerdo, tipo lardo di maiale. Poi si cuoce al vapore dentro foglie di mais o di banano. Dentro al tamal ci trovi una striscetta di pollo con salsa verde (tamales verdes), una striscetta di carne con salsa rossa (tamales rojos) o una specie di marmellata (tamales dulces).

Non so perché mi piacciano tanto, ma potrei mangiarne a tutte le ore. Solo che qui è vietatissimo. I tamales si mangiano solo la mattina o la sera. Se sgarri ti guardano tutti malissimo. A volte ti uccidono per questo. Cioè, non è che puoi andare in giro e chiedere, scusi dove vendono tamales, per esempio alle due del pomeriggio. La risposta standard è, e perché vuoi tamales a quest’ora?

C’è sempre un omino che li vende verso sera vicino all’Oxxo a due isolati da casa mia. dalle sei in poi. Ma finiscono subito. Il fatto è che qui la gente, dico la maggior parte della gente, mangia un po’ male. Come detto i tamales sono fondamentalmente un ammasso di farina di mais. Un conglomerato di carboidrati. Si mangiano sorseggiando atole. Cioè farina di riso sciolta in acqua e zucchero e fatta bollire. Ha la consistenza del mocciolo. Quando uno ha proprio fame si mangia pane e tamales. Che poi si chiama guajolote (che vuol dire tacchino. non chiedetemi perché). Quindi riassumendo. farina di mais, più farina di grano, più farina di riso. e se ti va bene una striscetta di pollo.

Poi dice che i messicani c’hanno la pellagra. Grazie al cazzo. O che so gonfi. Te spari sta colazione e stai attufato almeno otto ore. Così non pensi a che vita demmerda che conduci.

Occhei è un po’ pessimista questa visione. Ma oggi va così.

Ecco. Per stare a spiegare a voi che sono i tamales si so fatte le diciannoveeventicinque. Saranno già finiti. Luridi fascisti! Ora mi dovrò vedere il tiggì e i venti morti decapitati della giornata a stomaco vuoto. Non c’è niente di peggio. È come il cinema senza popcorn.

3 Risposte

  1. Que onda mi queridisimo traga pasta. creo que te esta gustando la onda de la vitamina “T” eh???

  2. La consistenza dell’atole caro mio è esattamente quella della squisita pappa lattea, e qui in Italia la fanno con la pera o con la mela per i bimbi che si svezzano 😉
    E poi è vero, i tamales non si mangiano mai durante la giornata, vanno bene soltanto la mattina o la sera. perchè? perche sì e basta.
    baci romani. m

    • Aqui se trata de una autoridad…. tons, me callo!!🙂
      un beso a ti y a Roma.

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