diario da Necaxa. nel paese degli elettricisti


soldatino del pimpumpà

soldatino del pimpumpà

Di ritorno da Necaxa, Puebla. Ci sono andato a fare un reportage perché questa Necaxa è un posto abbastanza interessante. È la città degli elettricisti.

In mezzo alla nebbia, alle montagne, ai boschi ci sta questa città dove nel 1903 costruiscono una centrale idroelettrica, la prima in America Latina, e piano piano ecco qua che intorno alla centrale nasce un centro abitato. Ora il 90% dei necaxesi (chissà se si dice così) lavora per la compagnia Luz y Fuerza del Centro. Anzi, lavorava, perché il 12 ottobre il nano malefico (che è il presidente della repubblica anche qui, e fa schifo anche qui, ed è un figlio di mignotta anche qui, ma non è  Berlusconi) ha fatto un decreto e come per magia hanno perso il lavoro 44mila persone. Che poi moltiplicato per cinque per ogni nucleo familiare fa circa duecentocinquantamila persone finite col culo per terra.

E allora qui a Necaxa col culo per terra ci so finiti tutti, se la matematica non è un’opinione, visto che 90% elettricisti più 10% commercianti che campano co gli elettricisti fa come risultato tutti, appunto.

Diciamo che a una prima occhiata sono abbastanza incazzati. Ma è un’impressione superficiale, chissà cosa passa veramente nella testa di questa strana gente elettrica…

Prima di arrivare qui faccio una breve deviazione a Juandho, Hidalgo, il paese natale del leader sindacale degli elettricisti, Martín Esparza. Qui con dei colleghi della rivista Proceso eravamo andati a ficcanasare nelle case con cavalli, galli da pelea e amenità varie che il leader sindacale si è costruito dio solo sa come. Solo che veniamo presto raggiunti da una trentina di macchine di sindacalisti che non gradiscono l’intrusione e tentano di linciarci. Per fortuna arrivano due macchine della polizia municipale. Scendono sbirri municipali e ci chiedono i documenti. E ci fanno capire amabilmente che se non ci togliamo dai coglioni pure loro si sommeranno alla folla inferocita e contribuiranno a spaccarci il culo.

Decidiamo eroicamente di levarci dalle palle in tutta fretta. E approdiamo alla città elettrica.

Qui la gente si organizza nella sede del sindacato. Cerca di resistere alla crisi nera che si prospetta. Uno ammazza una vacca e distribuisce un po’ di ciccia per le famiglie con più figli. C’è pure il prete che canta messa nella sede del sindacato, per tirare su gli animi della gente schiantata dalle scelte di un presidente nano e corrotto.

Chi volesse sapere la vera storia di Necaxa e le ragioni politiche ed economiche della vicenda può comprare il prossimo numero di Loop. Io qui sparo solo cazzate.

Però poi a Necaxa facciamo dei giri a visitare gli impianti occupati dalla polizia federale. Che gradisce tanto la nostra presenza sul luogo da mandare a seguirci una manciata di macchine ripiene di sbirri. Così. Giusto per farci capire quanto ci vuole bene.

E noi ficcanasando scopriamo che invece che federali, nelle centrali ci stanno dei soldatini. Travestiti da poliziotti, perché non potrebbero starci loro lì a piantonare le centrali vuote. Coi fucili d’assalto militari e le divise nuove di pacco di misure sbagliate. A me mi viene da ridere e cerco di coinvolgere i militari raccontando loro battute e barzellette sconce, ma loro sono impassibili e non cedono al mio umorismo normalmente irresistibile.

Finito il giro mi rendo conto come questo paese è ridotto davvero molto male. Tutto pieno di immondizia militare, federale, parlamentare. Diciamo che mi ricorda spesso l’Italia. Però con la differenza che almeno qui non hanno la velleità di definirsi “Primo Mondo”.

Ora a Necaxa stanno davvero con le pezze al culo. È come se di punto in bianco domani chiudono le fabbriche della FIAT in Basilicata, mettiamo a Melfi. E tutta la popolazione come un sol’uomo se la piglia in culo. Sembra assurdo a dirsi ma è più o meno così.

Ora vedremo se questi elettricisti incazzati riusciranno a spuntarla con il governo bavoso. Staremo a vedere. Intanto posso dire che a Necaxa c’è molta nebbia e molta gente devvero incattivita.

Tornato nel DF il toro dichiara che a lui degli operai elettrici non glie ne frega un cazzo. L’ho messo su un autobus per Necaxa. Arriverà domani a casa del macellaro del paese. Hai visto mai st’ottuso serve a qualcosa.

Una Risposta

  1. Noto che Calderon rende sempre onore al suo simpatico soprannome: “Fecal”… Piccoli Berluschini crescono, ma almeno i messicani ogni tanto, rispetto a noi, hanno il coraggio di rivoltarsi a tutte queste merde!

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