diario da Iztapalapa. benvenuti in Afghanistan


Iztapalapa - AfghanistanAllora decido che voglio fare un giro panoramico per la famosa Iztapalapa. Cristo ne parlano tutti, tocca che vado a farci un salto. Dice, no ma sei pazzo so tutti criminali, te spanzano, te rapinano, te fanno a pezzi a Iztapalapa. Dico vabbè dai però io so giornalista ce devo annà se no che cazzo ce sto a fa qua nel famoso Messico?
Dice vabbè allora fai come cazzo ti pare, però poi non lamentarti se fai una bruttissima fine violenta e feroce.

Vabbè allora vado. Mi accompagna nella terra di nessuno un’amica che lavora da quelle parti. Mi passa a prendere la mattina presto e mi spiega in macchina nel tragitto un po’ di cose su Iztapalapa. Io un po’ perché non sono proprio abituato a svegliarmi così presto, un po’ perché l’amica in questione è decisamente una fata, non capisco un cazzo di quello che dice e mi limito ad assentire inebetito.

Giunti sul luogo però sono pervaso dalla tranquillita. Quella tipica degli ottusi.

Accompagnato dalla jefa della delegazione (la sindachessa) faccio un tour nei quartieri alti di questo barrio di due milioni di abitanti. Un posto davvero ameno. Il colore predominante è il grigio. Un bel grigio abusivismo. Di fatto tutta la zona è abusiva. Un quartiere grande come l’Avana fatto di case abusive di cemento ammucchiate tra pianura e montagna. La prima cosa che mi dice un ragazzetto di fronte al mio sguardo basito è ti piace Iztapalapa, guero? Benvenuto in Afghanistan!

C’è una signora che racconta che qui ti rapinano ogni tre per due. Gli sbirri invece di lavorare fanno le ammucchiate con le troie dentro la centrale di polizia, gli spacciatori fanno affari d’oro. Poi se ti rubano la macchina in qualsiasi parte della città dopo mezz’ora puoi venire a ricomprarla a pezzi qui.

In compenso l’acqua arriva una volta alla settimana ed è marrone, la gran parte della gente non ha manco il telefono e i ragazzini passano le giornate a farsi di crack.

per uscire dalle zone alte ci vogliono due ore perché i microbus non passano e a piedi è un po’ come andare da Genzano a San Giovanni. Solo che a ogni angolo rischi di farti sparare da un rapinatore strafatto.

Qui però c’è gente che comincia a farsi rodere il culo. si stanno organizzando per scendere dalla montagna e fare un po’ di casino. E considerato che non hanno un cazzo da perdere è verosimile che la situazione si faccia interessante. Da ste parti si dice “En México no pasa nada hasta que pasa. Y cuando pasa…”

Vuol dire che in Messico non succede un cazzo, finché non succede. Ma quando succede sono cazzi amari.

Finisco il tour in casa di una signora che ci offre un tè che sa di paglia. Torno al mio quartiere stordito. Il toro vuole sapere tutto ma io sono stanco e non riesco nemmeno a picchiarlo a sangue. Ho appuntamento domani con un trafficante di corna che ho conosciuto a Iztapalapa. Se lo viene a prendere domani alle 7. Se tutto va bene alle 7.30 si può andare a ricomprarlo a pezzi da quelle parti.

 

4 Risposte

  1. No ti prego non dare via Vittorio! Che poi ti manca e va a finire che ti ricompri e pezzi e poi c’hai un toro che assomiglia a quello di guernica…

  2. ciao! Ho scoperto solo ora il tuo blog….Comunque Iztapalapa è cosi tanto grande che puoi trovare un po’ di tutto. E di quartieri dove rivendono le macchine rubate ce ne sono centinaia al D.F. Comunque é bello il tuo blog, mi hai fatto ridere. Se capisci bene lo spagnolo ti invito a leggere il mio vecchio blog http://www.extracomunitaria.blogspot.com, dove parlavo sull’italiani. Saluti!

  3. […] autobus rabbiosi e in un campo minato per noi motociclisti (al riguardo consiglio la lettura del diario di Federico Mastrogiovanni). Quasi ai confini del Distrito Federal, alla fine della macchia urbana dove comincia […]

  4. […] autobus rabbiosi e in un campo minato per noi motociclisti (al riguardo consiglio la lettura del diario di Federico Mastrogiovanni). Quasi ai confini del Distrito Federal, alla fine della macchia urbana dove comincia […]

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