Lo show elettorale messicano


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Lo show post elettorale è cominciato. In un Messico che si risveglia dopo una giornata elettorale estenuante, con un presunto presidente eletto.

Tutti i più grandi media messicani e alcuni internazionali concordano sul risultato e confermano le previsioni che dopo mesi di bombardamento mediatico sono considerate realtà: Enrique Peña Nieto presidente.

Il conteggio non è ancora terminato, anzi, ci vorranno alcuni giorni, il candidato della coalizione di sinistra, Andrés Manuel López Obrador (AMLO), domenica sera si è espresso in un discorso breve, in cui sostiene di avere a sua disposizione altri dati rispetto a quelli sbandierati fin troppo da tutti gli altri contendenti, e che attenderà il conteggio dell’ultimo voto.

Il presidente uscente, Felipe Calderón, del Partido de Acción Nacional (PAN, partito di destra ultracattolico) nel suo discorso a reti unificate ha data per conclusa l’elezione, passando lo scettro al successore del PRI. Per molti analisti con un po’ troppa gioia.

La confusione regna sovrana. Peña Nieto e Calderón si affannano a sostenere che l’elezione si è svolta in un clima “pacifico”, “tranquillo” e “democratico”. Almeno su questo i fatti li smentiscono. Soltanto domenica sono stati assassinati tre coordinatori del PRD, il partito di AMLO, in tre stati diversi, Nuevo León, Guerrero e Guanajuato. A Nuevo Laredo, nello stato di Tamaulipas, considerato un feudo del cartel degli Zetas, è esplosa un’autobomba venerdì di fronte al palazzo di governo, e sempre venerdì nello stesso Stato, a Ciudad Victoria, sono state lanciate delle granate contro una caserma della polizia e contro una stazione degli autobus.

In tutto il paese sono stati documentate da parte di migliaia di osservatori, che in molti casi hanno filmato le violazioni, intimidazioni da parte di persone armate, centinaia furti di urne elettorali. La compravendita massiccia di voti da parte del PRI è avvenuta alla luce del sole in tutto il Messico, con denaro cash, di provenienza dubbia. Alcuni analisti considerano proprio questa una testimonianza della partecipazione del narco nell’elezione di Peña Nieto: l’enorme quantità di denaro speso per impedire che si svolgessero elezioni democratiche.

E a prescindere dal risultato definitivo in Messico si sono portate a termine una quantità di irregolarità e violazioni spaventose, sotto gli occhi silenti dell’istituzione che avrebbe dovuto fare da arbitro, l’Instituto Federal Electoral (IFE), che già nel 2006 si è caratterizzato per quella che da molti oggi definiscono una frode elettorale che ha portato al governo lo stesso Felipe Calderón.

Da anni il duopolio televisivo (Televisa e TV Azteca) ha sostenuto e costruito la candidatura di Enrique Peña Nieto, il candidato “da telenovela”, operando una massiccia intrusione mediatica in un paese in cui l’80% l’opinione pubblica si informa solo attraverso la televisione.

Ma l’ombra del narco è onnipresente ed è difficile pronosticare i futuri scenari. Secondo il professor Sergio Aguayo, accademico del Colegio de México e uno dei più influenti intellettuali messicani, “Con l’elezione di Peña Nieto non si risolverà positivamente il problema del Narco. La relazione tra Stato e criminalità organizzata è una delle sfide più grandi del Paese. Per risolvere questo problema il nuovo presidente dovrebbe affrontare seriamente il tema della corruzione della classe politica, ma come fa, quando il suo partito, il PRI, proprio negli stati in cui il narco la fa da padrone, governa da anni, con governatori legati a doppio filo con i capi più potenti?”

La vittoria di Peña Nieto garantisce anche continuità con la strategia degli Stati Uniti nella “lotta alla droga”, che si esprime da anni nell’iniziativa Mérida, e che presuppone la militarizzazione del Messico, portata a termine da Calderón nei sei anni appena trascorsi, che oltre a non aver diminuito il traffico di droga e di armi (che è invece aumentato), ha prodotto quasi 70mila morti e più di 10mila desaparecidos. Nonostante le gravi irregolarità il presidente Obama ha già chiamato Peña Nieto, congratulandosi con lui e dichiarando che le elezioni si sono svolte in modo trasparente.

Unica nota positiva di questo processo elettorale, marcato da continue violazioni a qualsiasi principio democratico, è il risveglio della società civile. In questo 2012 c’è stato un reclamo democratico più profondo e più radicale da parte di tanti movimenti, a cominciare da quello degli studenti #YoSoy132. Le reti sociali hanno rappresentato un cambiamento strutturale irreversibile ed è incoraggiante vedere l’aumento della partecipazione dei cittadini in tutte le fasi della vita democratica.

Se il ritorno all’autoritarismo, alla violenza e alla corruzione del PRI sono imminenti, il popolo messicano si sta dotando di armi democratiche che promettono di invertire la tendenza. Forse.

Nel frattempo il candidato da telenovela e la sua truppa di Televisa cominciano a prepararsi per tornare al potere.

il Fatto Quotidiano, 3 luglio 2012

 

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