Saviano racconta un Messico che non esiste


México secuestradoCi risiamo. Non resiste proprio. Non ce la fa. Non riesce ad astenersi dallo scrivere baggianate, inesattezze, strafalcioni.

Oggi Roberto Saviano ci illumina su Repubblica con un pezzo imbarazzante sul Messico. Ci racconta dell’omicidio della neo eletta sindaco di Temixco, Morelos, Gisela Mota. Uccisa sabato mattina da un commando armato nella sua casa, Saviano spiega al pubblico italiano come sono andati i fatti. E ci fa la morale.

È una perla che dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, come Roberto farebbe meglio a trovarsi un lavoro vero e come il giornalismo in Italia sia giustamente considerato morto.

Non mi dilungo sul problemino che Roberto ha con il plagio e con il non-giornalismo, tema chiarito in modo piuttosto articolato da Michael Moyniham sul DailyBeast del 24 settembre scorso.

Mi riferisco piuttosto alle inesattezze, alla sciatteria, all’approssimazione, alla superficialità di un personaggio pubblico che si spaccia per giornalista e che nel migliore dei casi si limita a copiare e incollare agenzie (per altro di bassa qualità) per confezionare opinioni grottesche.

Veniamo al succo, perché già mi dilungo troppo. Saviano afferma nel suo pezzo:

“Più volte i cartelli narcos Messicani hanno provato una via ufficiale all’accordo. A differenza delle organizzazioni mafiose italiane o colombiane che hanno cercato accordi informali e segreti, i cartelli messicani aspirano alla pubblicità. Vorrebbero essere riconosciute dallo Stato, vogliono essere trattati come un contro Stato, come alcune volte sono stati trattati i guerriglieri in America Latina.”

Questa affermazione è tirata fuori dal cappello. Chi lo dice? Dove l’ha letto Roberto Saviano? l’ha dedotto lui dai suoi zerozerozero giorni di ricerca sul campo in Messico?

Uno dei problemi principali del paese in cui vivo e in cui faccio il giornalista, il Messico appunto, è che i gruppi del crimine organizzato, chiamati in modo inesatto da Saviano e suoi simili “cartelli” o “narcos” non vogliono essere trattati come un contro Stato, semplicemente perché sono presenti all’interno dello Stato a tutti i suoi livelli, perché in Messico lo Stato e la mafia spesso sono la stessa cosa, le stesse persone. Non sono “narcos” perché non si dedicano esclusivamente alla produzione e al traffico di droga, ma sono veri e propri gruppi mafiosi, che si dedicano a una ventina di delitti tra i quali il traffico di droga.

Quello che Saviano non vuole capire, o fa finta di non capire, o proprio non capisce, è che non c’è uno Stato che lotta contro “i narcos”. Ci sono molti gruppi diversi con interessi strategici diversi (e no, Roby, non la cocaina, unica cosa che vedi, ma oro, petrolio, gas, argento, acqua, ferro, uranio, transito di armi, di persone, e mille altre cose) che si spartiscono fette di potere istituzionale, e attraverso il potere istituzionale gestiscono un paese profondamente mafioso con appalti pubblici regalati a imprese multinazionali energetiche, tra cui parecchie imprese italiane.

La lettura di Saviano di ciò che accade in Messico sarebbe sicuramente più realistica se mettesse piede qui e cominciasse a fare lavoro giornalistico, invece di copiare e incollare agenzie e pezzi altrui.

Ma tutto questo non mi avrebbe spinto a scrivere queste righe se non fosse che Roberto Saviano, nel suo pezzo, fa affermazioni pesanti su un tema che mi sta molto a cuore, a cui ho dedicato gli ultimi quattro anni della mia vita e del mio lavoro giornalistico sul campo. Le sparizioni forzate.

La leggerezza con cui Saviano scrive una frase del genere è intollerabile:

“I mandanti dei killer di Gisela forse sono gli stessi che hanno ucciso i 43 studenti a Iguala nella strage che ha attirato l’attenzione del mondo sul Messico. Studenti “desaparecidi” perché con la loro manifestazione avrebbero disturbato il comizio di María de los Ángeles Pineda Villa moglie del sindaco di Iguala e sorella di due boss del narcos. Secondo le accuse questi studenti scomparsi sono stati arrestati dalla polizia e da questa consegnata ai narcos, Guerreros Unidos.”

Saviano afferma qui che i 43 studenti fatti sparire dalla polizia municipale di Iguala il 26 settembre 2014 sono stati uccisi. Lo afferma lui e il governo messicano. Lo afferma il governo messicano senza aver dimostrato la morte di nessuno dei 43 studenti. E il governo messicano lo afferma perché la sparizione forzata di persone è un crimine di lesa umanità, comparabile al genocidio, e se si dimostrasse, come in effetti si dimostra, che si tratta di sparizione forzata (e non di omicidio), operata quindi da agenti dello Stato, si potrebbe condannare il presidente della repubblica Enrique Peña Nieto per crimini di lesa umanità. Ed è esattamente ciò che il governo messicano non vuole. Per questo motivo da più di un anno sono state create versioni “ufficiali” che parlano di uccisione e non di sparizione forzata.

Saviano dovrebbe capire che dire che sono morti, scriverlo, darlo per certo, come fa lui, è complice. Saviano sta avallando la versione del governo messicano, che è stata smontata pezzo per pezzo dal gruppo di esperti indipendenti della Commissione Interamericana per i Diritti Umani in un rapporto pubblicato qui.

Da mesi si sa che il comizio di María de los Ángeles Pineda, moglie di Abarca, non c’entrava nulla con ciò che stavano facendo gli studenti di Ayotzinapa. Saviano dovrebbe cercare fonti più attendibili da cui scopiazzare.

Avallare la versione del governo messicano e affermare che gli studenti “sono stati uccisi” è esattamente il modo per cancellare la sparizione forzata come delitto. È una presa di posizione politica, fondata su informazioni false, che riproduce la posizione criminale dello Stato messicano.

L’articolo sulla morte di Gisela Mota, oltre ad essere pieno di inesattezze e superficialità, inquadra il tema della violenza e del crimine organizzato in una lettura deforme e distorta, che è funzionale alla sopravvivenza e alla perpetrazione dello Stato mafioso che governa il Messico. Vuol dire mettersi dalla parte della mafia.

49 Risposte

  1. Non sono un difensore di saviano, ma non capusco quest’articolo. O meglio, fino alla qyestione che tenevi a cuore, il discorso filava, ma poi, nel riprendere la frase di saviano mi sembra che ti sia perso. Saviano nelle due frasi ha proprio scritto uccisi e scomparsi. Ha scritto desaperecido, e dasaparecido significa anche che sono morti. Che capata storta ti sei preso?

    • mi sa che la capata storta l’hai presa tu. Desaparecido non significa morto. Significa desaparecido, appunto. Nel caso dei 43, come in migliaia di altri, si parla di desapariciones forzadas, cioè sparizioni forzate, in cui c’è un intervento, per azione o per omissione, da parte dello Stato. Cioè un delitto di lesa umanità. Non si possono dichiarare morti perché morti non sono. Se lo fossero, sarebbero morti, non desaparecidos. Ti invito a leggere un po’ di letteratura al riguardo.

      • avevo postato un commento…

    • ?!? ehm, non capisco io, scusa….giuridicamente, da quando una persona scomparsa è dichiarata morta?

      • in Messico c’è un’iniziativa di legge del 2011 che riduce gli anni (da 6 a 1) necessari per dichiarare morta una persona scomparsa. Però la Convenzione Interamericana sulla Sparizione Forzata di Persone, ratificata dal Messico, definisce all’articolo III la sparizione forzata come un delitto continuato fino al ritrovamento della persona scomparsa, viva o morta. Questo implica che il delitto continua a commettersi ogni giorno fino al ritrovamento. Per questo il delitto non prescrive, perché si continua a commettere ogni giorno. I trattati internazionali fanno giurisprudenza e sono superiori alle leggi nazionali.

    • Sì, è evidente che lei non ha capito, perchè quando il fenomeno scrive “sono stati uccisi”, è abbastanza chiaro etimologicamente… Le consiglio di rileggere più lentamente l’articolo senza la bandierina ideologica davanti al naso

  2. Anche io seguo il tema desaparecidos da anni ormai in ambito di difesa dei diritti umani e sicuramente desaparecido e morto non sono la stessa cosa. Sarebbe interessante che a “non capisco” la differenza la spieghi un familiare di un desaparecido, come ne ho intervistati e conosciuti tanti. Si tratta di una ulteriore tortura inflitta questa volta alla famiglia che non ha nemmeno un corpo su cui piangere. Proprio per questo e`stato dichiarato nel diritto internazionale dei diritti umani crimine di lesa umanità, imprescrittibile e continuato, senza possibilità di amnistia o indulto…Eccellente Fede, grazie

    • “Saviano racconta un Messico che non esiste” è un titolo esagerato, perchè può essere che abbia descritto un evento di un paese forse, interpretandolo in modo non del tutto corretto o condivisibile. Mi sembra anche forte l’acredine verso Saviano con giudizi complessivi sulla sua attività anche un po’ sommari e svilenti. Dal titolo del tuo pezzo mi sarei aspettato una critica al suo articolo non alla sua attività complessiva, che troverebbe anche i Casalesi in accordo con te. Uno fa l’opinionista con gli strumenti a disposizione e con i limiti imposti dalle condizioni in cui può operare. Quando lo ha potuto fare liberamente non è stato poi così male. Io invito te a farlo in Messico, sul campo, mettendo in gioco la tua carne e il tuo sangue come lo ha fatto lui, quindi pubblicando in loco.
      Non mi sembra che “The Guardian” sia uno dei peggiori giornali che ha dato un’ottima recensione all’ultimo libro di saviano. Se pensi che le cose siano diverse da quelle che lui ha rappresentato potresti scrivere un libro tu per farle capire meglio, anche dall’alto della tua esperienza sul campo.
      E’ chiaro infine che i ragazzi sono scomparsi e sicuramente morti.

      • Hahahahaha “Io invito te a farlo in Messico, sul campo, mettendo in gioco la tua carne e il tuo sangue come lo ha fatto lui, quindi pubblicando in loco.” Tanto per cominciare Saviano “in loco” in Messico non mi risulta che ci abbia lavorato mai, sul campo. Io invece metto in gioco da anni la mia carne e il mio sangue pubblicando qui e rischiando anche il culo.
        Se vuoi puoi acquistare e leggere il mio libro già pubblicato in spagnolo qui o in italiano qui.
        “E’ chiaro infine che i ragazzi sono scomparsi e sicuramente morti.” È chiaro? da cosa lo deduci? Ma pensare/leggere/imparare prima di aprire bocca (o scrivere su una tastiera) no? Per questo i Saviano spopolano. Buona lettura.

      • enrico, a me sembra che l’articolo abbia tutto ciò che manchi a saviano: onestà intellettuale e critica documentata. ti ricordo che saviano non è mai neppure stato a scampia, casale o in tutti i posti millantati in gomorra. e non lo dico io, ma sentenze di tribunali che hanno testimoniato di come il vostro sia solito scopiazzare articoli di altri. quelli di sua penna sono fatti inventati, o non documentati, come il cargo di cinesi, il vestito di angelina jolie e tante altre cazzate romanzate per far stringere il cuore a dei creduloni come te. un po’ di rispetto che persone come l’autore dell’articolo, che ha scritto di lavorarci in messico e che forse la pelle la rischia davvero, a differenza del capoccione che sta sempre in tv a pontificare.

      • enri’,se proprio non c’hai voglia di leggere,visto che ti soffermi a sindacare sui titoli,almeno guardati il documentario su youtube.Si intitola Ni vivos ni muertos. Come il libro,pensa.

      • Perché dire falsità? Non è assolutamente vero che Saviano non è mai stato a Scampia. Ha frequentato il centro che è li prima di allontanarsi per la vita blindata. Fate passare la voglia di interessarsi qui è di commentare. Può non piacere Saviano come difatti accade perché … Ma perché è seguito e lo è anche all’estero. Ha idee e le mette in pratica. Lo conosce e stima gente come Rushdie solo per fare un esempio. Ecco perché. Ed ecco perché ci si accanisce contro con i toni usati qui.

      • Ovviamente con “in loco” mi riferivo mi riferivo a Scampia e Casal di Principe che hanno contribuito alla scrittura di Gomorra, ma voi siete così saccenti da pensare di capire tutto al volo e di sapere tutto. Dell’ignorante, che fa spopolare i Saviano, assimilati quasi a novelli Zalone, o del pigro che se non ha voglia di leggere può ameno guardare youtube datelo cordiamente ai vostri amici.

  3. Eccellente. Nella foga al Messia scappa qualche puttanata. A fin di bene. Del suo conto in banca.

  4. “Saviano racconta un Messico che non esiste” è un titolo esagerato, perchè può essere che abbia descritto un evento di un paese forse, interpretandolo in modo non del tutto corretto o condivisibile. Mi sembra anche forte l’acredine verso Saviano con giudizi complessivi sulla sua attività anche un po’ sommari e svilenti. Dal titolo del tuo pezzo mi sarei aspettato una critica al suo articolo non alla sua attività complessiva, che troverebbe anche i Casalesi in accordo con te. Uno fa l’opinionista con gli strumenti a disposizione e con i limiti imposti dalle condizioni in cui può operare. Quando lo ha potuto fare liberamente non è stato poi così male. Io invito te a farlo in Messico, sul campo, mettendo in gioco la tua carne e il tuo sangue come lo ha fatto lui, quindi pubblicando in loco.
    Non mi sembra che “The Guardian” sia uno dei peggiori giornali che ha dato un’ottima recensione all’ultimo libro di saviano. Se pensi che le cose siano diverse da quelle che lui ha rappresentato potresti scrivere un libro tu per farle capire meglio, anche dall’alto della tua esperienza sul campo.
    E’ chiaro infine che i ragazzi sono scomparsi e sicuramente morti.

  5. Ho letto l’articolo, e da ingegnere, ti posso dire che da meta’ in poi, non si capisce. Non dico che non sia vero … ti dico solo che probabilmente faresti bene a riscriverlo, perche’ non si capisce la differenza tra “desaparecidos” e “uccisi” … da “Leggerezza in poi” … cosa sia poi la “lesa umanita’ “, dall’articolo non si comprende. Non si comprende poi perche’ nel primo caso sia sottointeso un intervento del governo, e nel secondo invece questo intervento non sia presente … Che poi Saviano tratti la guerra dei narcos come una sorta di “Game of Throne” messicana, sono perfettamente d’accordo … Gomorra era un’altra cosa …

  6. l’enfasi strumentale nel titolo funziona molto bene per attirare l’attenzione e far leggere l’articolo che dice cose molto interessanti…

    ma l’acredine professionale/personale spesa nei riguardi di roberto saviano mi pare esagerata, inutile e, a ben guardare, alla fine persino controproducente.

    a saviano, con tutti i suoi limiti reali o supposti – soprattutto da parte di giornalisti e intellettuali appassionati all’argomento ed il cui lavoro è stato sistematicamente confinato per anni ai margini del sistema dell’informazione -, andrebbe quantomeno riconosciuto il merito di puntare un “riflettore mediatico mondiale” sulla questione “sud-america e mafia-globale” più di quanto siano riusciti a fare, loro malgrado, i pur meritevoli giornalisti “sul campo”, dando loro piuttosto l’opportunità di puntualizzare e alimentando così lo scambio di notizie e l’informazione…

    in parole povere, quello che intendo dire e che forse è triste dire, è che senza il nome di roberto saviano nel titolo dell’articolo, probabilmente io stesso (come forse molti altri lettori) non avrei mai letto le note puntuali che federico mastrogiovanni ha scritto ed il cui contenuto, pur non potendone verificare di persona l’aderenza esatta alla realtà, considero più che verosimile e comunque molto interessante.

    ovvero, proverei a riflettere sul fatto che senza il lavoro di saviano (di cui non auguro a nessuno gli òneri) e la sua sovraesposizione mediatica, io (come forse altri) non adesso non avrei la minima idea di chi siano “los zetas”… nè tantomeno di chi sia federico mastrogiovanni, nè quale sia il suo lavoro nè quale la sua passione.

    al netto di queste considerazioni, vorrei fare una domanda…

    premesso che, per quanto ne sappia, in genere si usa la parola “desaparesidos” per indicare in generale quelle persone vittime di arresti operati direttamente dallo “stato” (o “forze governative” che siano) e delle quali non si ritrovino più tracce sufficienti per determinarne con certezza il destino, compreso l’eventuale decesso e le sue presumibili cause (un atto disumano, appunto poi riconosciuto come “crimine contro l’umanità” e definito tecnicamente “sparizione forzata” dall’articolo 7 dello statuto di roma del 17 luglio 1998 e, successivamente, anche dalla risoluzione 47/133 delle nazioni unite)…

    premesso ciò, dicevo, nel link che lei stesso suggerisce a un suo commentatore e che rimanda alla pagina dove è possibile acquistare on-line il suo libro “ni vivos ni muertos”, la breve recensione anonima che ne accompagna la promozione con il 15% di sconto dice testualmente (copio e incollo): “Dopo i fatti avvenuti il 26 settembre 2014, quando 43 studenti appena adolescenti sono stati vittima di sparizione e ritrovati trucidati con la chiara complicità del governo federale, la tesi di Federico Mastrogiovanni acquisisce più rilevanza”.

    dunque, a leggere la recensione del suo stesso libro (e che mi pare lei non contesti), quegli studenti non sono definibili “desaparesidos” perchè sono stati ritrovati… benchè, purtroppo, “trucidati”… quindi presumibilmente “uccisi”… ma di cero “morti”.

    dunque “morti” non perchè lo dica la parola “desaparesidos”, nè perchè lo deduca io o qualcun altro dall’alto della nostra ignoranza, nè perchè lo affermi il vate saviano… ma perchè lo dice la recensione del suo libro!

    ah!, la domanda…

    non crede che, non solo rispetto all’articolo del saviano ma anche nelle risposte agli altri commenti, le sue animose contestazioni su questo punto siano in contraddizione con la puntuale recensione che supporta la tesi giornalistica contenuta nel suo libro e, contemporaneamente, la sua promozione commerciale sul web?

    con rispetto

    ps
    nel caso non sia necessario contestare all’autore il contenuto della seppur breve apologetica recensione, quantomeno gli suggerisca di concordarne i plurali con i singolari (“quando 43 studenti appena adolescenti sono stati vittima”)… non lo dico perchè concordare sia dovuto, tantomeno con se stessi, ma per salvare quantomeno la “concordanza a senso”.

    • Salve Zid,
      grazie per il commento. Per quanto riguarda l’introduzione di Gianni Minà al mio libro in edizione italiana, penso che sia poco chiaro il concetto espresso e concordo che possa essere interpretato come lei sostiene. Gianni Minà parlava dei 43 studenti “desaparecidos” e dei tre studenti trucidati (a uno di loro è stata scarnificata la faccia e sono stati cavati gli occhi prima di essere ucciso da agenti della polizia municipale).
      Per quanto riguarda invece il ruolo svolto da Saviano, penso che sia legittimo ciò che lei sostiene. Penso altresì che vivendo e lavorando sul campo ci si renda conto quotidianamente di come alla lunga le posizioni di Saviano e simili siano controproducenti. Da un lato è vero che aiutano a rendersi conto che esistono zone del mondo ignorate dai media, ma dall’altra la loro sovraesposizione fa sì che ciò che loro scrivono sia l’unico approccio a queste realtà. Ed è molto complicato per un giornalista come me, o come molti altri, mostrare la complessità di un paese, se l’unica voce autorizzata a raccontarlo è quella di Saviano, che in questo paese non ci ha mai lavorato. Penso inoltre che le posizioni di Saviano siano politiche e non solo dovute alla scarsa informazione. Avallare certe tesi è un gesto politico. Informare in modo distorto è un gesto politico. Per questo motivo ho sentito la necessità, nel piccolo del mio blog, di esprimere il mio pensiero. perché sui media italiani non ho spazio. Repubblica mi conosce, ho lavorato con loro, ma so che preferiscono Saviano perché è “una firma”, come dicono loro. Non pretendo e non desidero affatto che pubblichino me. Preferirei che pubblicassero qualcuno che sappia di cosa parla. Tutto qui. Spero di aver risposto alle sue domande. Un abbraccio e grazie.
      F.

      • grazie della risposta.

        a rileggere il mio testo ho trovato alcuni errori di sintassi dovuti all’ora tarda in cui ho scritto e al “copia incolla” fatto male nel tentativo di rimettere in ordine il mio commento… me ne scuso sinceramente.

        anche in ragione della sua replica, vorrei però chiarire meglio il senso di ciò che più intendevo apportare alla discussione e che lei in gran parte ha già colto…

        a noi italiani, che nelle infime paludi della “protocultura” mafiosa, ahi noi!, ci siamo cresciuti e pasciuti per generazioni, la nostra stessa storia, dovrebbe aver già da tempo insegnato quanto è funzionale ai poteri più occulti il dibattito giornalistico/culturale che si trasforma in bagarre personalistica tra giornalisti e intellettuali…

        se siamo qui a scrivere e commentare, tutti noi siamo ben consapevoli dell’importanza del dibattere.

        ma sono altresì certo che lei sa bene quanto me che è proprio puntualizzando e distinguendo che si sono annacquati e dissolti nel nulla della sciatteria decadente del nostro stesso presente dibattiti pubblici su temi fondamentali come mafia, massoneria, politica internazionale etc etc

        non sarò certo poi io a dire quanto siano terrorizzati certi “intoccabili” quando a combattere tra loro sono quei pochi che, seppur con diversi stili e capacità, in un modo o nell’altro vogliono attirare l’attenzione pubblica sui traffici economici più oscuri e sulle dinamiche politiche più meschine.

        non farò qui esempi di sorta, citando battibecchi (quasi sempre formalistici) fomentati, lasciato covare sotto la cenere e poi all’uopo rilanciati tra giornalisti e intellettuali famosi (almeno nel loro tempo)… se facessi anche un solo esempio, inizieremmo subito a scrivere di quanto sia giusto e/o onorevole paragonare tizio a caio e il tal caso al tal’altro, e ci perderemmo subito in un mare di distinguo e puntualizzazioni che a tanto poco servono ma che tanto tanto sono congeniali a un luogo pubblico generalista come internet, benchè confinati nel blog personale di un giornalista serio come lei…

        non farò esempi, anche perchè è vero che ogni caso è un caso a sè ed è fondamentale che ci sia dibattito sul racconto della realtà perchè la verità, nel mondo degli uomini, è sempre una visione plurale che, quanto più è vicina nel tempo, tanto più ha bisogno di molte voci diverse per essere raccontata al meglio.

        però, chi è strumento di questo potere (quello di raccontare la realtà), non si faccia mai sciocco strumento del un potere a esso solidale (quello di manipolarla).

        dividi et impera, è una conoscenza (ed un’arma) dai cui effetti è difficile difendersi…

        ma quando il dito punta la luna, a che serve soffermarsi sul lavoro del manicure?

        per quanto io ricordi, saviano ha sempre detto di considerarsi non tanto un giornalista ma piuttosto uno scrittore, ponendo sempre l’accento sul potere della letteratura come uno dei più forti strumenti per raccontare il mondo… poi è vero che lo scrittore in questione, con il titolo di giornalista, scrive anche su quotidiani celebri… ma anche qui potrei fare esempi e paragoni che è meglio tralasciare per le stesse ragioni di cui sopra…

        ciò che conta, personalmente parlando, è che credo sia stato tra i pochi, avendone la possibilità, di usare lo spazio conquistatosi (o semplicemente concessogli) per scrivere cose di cui altri semplicemente non scrivevano… io, per quanto sia un lettore incline a volte alla critica più severa, non ho mai trovato il suo lavoro nè accomodante nè funzionale a nessuna delle misere politiche (anche mediatiche) attualmente dominanti… almeno finora.

        non mi reputo però un ingenuo, e so che di certo la penna di saviano può essere stata funzionale a qualcuna di queste politiche (o a parte di qualcuna), e che in parte di sicuro lo è e che in parte lo sarà ancora… ma anche io, modestamente parlando, a volte ho animatamente dibattuto del disastro economico ed umanitario operato dalle multinazionali bevendo coca-cola.

        però non mi reputo neanche un qualunquista, e anzi il qualunquismo mi fa una gran tristezza…

        ma è pur sempre vero che nessuno è perfetto nel suo stare al mondo, benchè mai nel proprio lavoro… benchè mai nell’essere un intellettuale, o un giornalista.

        nè sono un fan di saviano… mi piace come scrive, mi piace quasi sempre quello che scrive, ma mi piace soprattutto che scrive.

        poi, per quanto riguarda il suo articolo, come pure per molti dei commenti da esso derivati, onestamente le dico il mio pensiero: la veemenza degli appunti alle presunte inesattezze del suo “collega” e l’evidente acredine professionale/personale su di esse riversata, soprattutto paragonata alla clemenza con cui invece si valutano le inesattezze riferibili a lei e ai suoi “estimatori”, non fa onore nè alla sua persona nè alla sua professione…

        e l’onore, insieme a pochi altri bistrattati sentimenti, è ciò che più ci fa giusti… ed umani.

        ciò scritto, la ringrazio ancora della sua risposta e, qualunque cosa questa parola significhi per lei, le auguro il successo per cui lavora.

        in ultimo, per quel che si può in questa dimensione di umanità virtuale, ricambio con calore il suo abbraccio.

        z.i.d.

        ps
        non sapevo che la breve recensione dedicata alla promozione del suo libro sul web fosse di gianni minà (manca l’indicazione dell’autore del testo): minà è uno dei pochi giornalisti italiani, tra quelli che io conosca, di cui ho veramente una stima sincera e simpatica… sono certo che, sorridendo, concorderà anche lui sulla necessità minima di salvaguardare quantomeno la “concordanza a senso”.

  7. Oramai criticare Saviano è di moda.
    L’acredine con cui in genere viene fatto ammanta di invidia i pochi argomenti difendibili e li fa quasi sparire in un mare di insulti pretestuosi ed ingiusti.
    Questo post è un ottimo esempio di ciò di cui Saviano viene accusato, con opinioni presentate per fatti, ecc.
    Non mi dilungherò oltre.
    Mi permetto solo un consiglio: Saviano è Saviano e tu no perché lui scrive per far capire le cose.
    Tu sembri avere il vizio di moltissimi giornalisti militanti, di pensare che la responsabilità di capire ciò che scrivi sia di chi ti legge, non tua.
    La tua spiegazione del perché dare per morti gli studenti di Iguala farebbe il gioco del governo messicano l’ho capita solo perché me ne sono occupato per lavoro e conoscevo già il caso.
    Resta il fatto che non ha alcun senso accusare un articolo, scritto per il mercato italiano e destinato a raccontare a lettori italiani l’uccisione degli studenti, di sostenere i cavilli giudiziari usati in Messico dal governo Peña Nieto per evitare l’accusa -specifica a quel sistema giudiziario (e ad altri simili)- di sparizione forzata.
    Io capisco che questo è un post di sfogo in un blog personale e non un articolo, ma attento che sempre meno gente è capace di fare la differenza.
    “Great minds discuss ideas. Average minds discuss events. Little minds discuss people”
    Eleanor Roosevelt (credo)
    Ciao.
    Buon lavoro

    • Ciao Stefano,
      grazie per il tuo commento. Io non sono un giornalista militante. Sono un giornalista. E Saviano non lo è. È vero, questo non è un articolo ma il post di un blog. Ho avuto e ho modo di spiegare, con il mio lavoro, perché ciò che scrive Saviano non solo è inesatto ma anche pericoloso. Ho pubblicato un libro in Messico che ha vinto il premio PEN quest’anno, ho fatto un documentario, una quantità enorme di articoli e interventi pubblici. QUindi non mi sento toccato dalle critiche che muovi, anche se le capisco. Io lavoro sul campo e penso di potermi permettere, dopo tanti anni di ricerca, di dire la mia, soprattutto quando un personaggio pubblico come Roberto Saviano scrive cose inesatte. E non si tratta di questioni formali, ma come tu stesso sottolinei, di differenze sostanziali. Che vanno spiegate. Se hai la pazienza e l’interesse di leggere i miei lavori sull’argomento ti renderai conto di come mi dilungo nelle spiegazioni di ciò che dico.
      Grazie per il tuo intervento
      F.

      • Grazie a te per il tono corretto della tua risposta; sempre più una rarità in questi tempi “social” ben descritti recentemente da Umberto Eco.
        Buon lavoro

    • Condivido!

  8. Approssimazione e leggerezza su temi e drammi.Il Messico è intriso dai cartelli

  9. ottimo. bravo. grazie.

  10. Questo articolo fa esattamente quello che vorrebbe criticare. Si intitola “Saviano racconta un Messico che non esiste” e non è vero. Saviano non ha raccontato un Messico diverso solo perché ha usato termini diversi.
    Narcos e cartel non è un termine sbagliato in America Latina. Lo scrivo da venezuelano. Anche il Cartel De Cali non faceva solo narcotraffico ed era molto infiltrato nello Stato ma non per questo non si chiamava cartel. Sembrerebbe che Saviano è sempre sotto accusa da voi, grandi intenditori.

    Poi l’autore risponde ai commenti con un delirio di questo tipo:
    “Io invece metto in gioco da anni la mia carne e il mio sangue pubblicando qui e rischiando anche il culo”

    Ma quale culo rischi? Quando mai hai ricevuto una minaccia dei narcos?

    “Se vuoi puoi acquistare e leggere il mio libro già pubblicato in spagnolo qui o in italiano qui”

    E questa è una perla. Da giornalista in pericolo a venditore. Ma per favore.

    E concludere l’articolo con “Vuol dire mettersi dalla parte della mafia”. Insomma, praticamente Saviano, nel suo pezzo, si è messo da parte di Peña Nieto e della mafia.

    Se uno fosse un giornalista serio ma davvero serio, farebbe un articolo spiegando com’è, secondo “la verità”, andata tutta la storia e non criticare a un giornalista.

    • Caro Giulio,
      grazie per il tuo commento. Mi spiace contraddirti. Non so che informazioni tu abbia sulla mia vita e sul mio lavoro. Non credo che siano le minacce il metro per stabilire il lavoro di un giornalista. Nonostante questo però le minacce le ho ricevute eccome. E non dai “narcos”, ma da pezzi dello Stato messicano, che con i “narcos” sono legati a stretto giro. E, contrariamente a Roberto Saviano, io vivo in Messico, senza scorta, e lavoro sul campo. Quindi, permettimi di nuovo di contraddirti, ho tutto il diritto di dire ciò che dico, che ti piaccia o no.
      Mi fa sorridere che tu accusi me di essere un “venditore”. Perché io vivo del mio lavoro. Saviano, contrariamente a me, plagia colleghi che vengono pagati molto poco e che rischiano la vita, e fattura milioni di euro. La gran parte di noi invece vive modestamente con il poco che guadagna. C’è il link al mio libro, frutto di quattro anni di lavoro sul campo, che mi è costato moltissimo in termini di sicurezza, emotivi, psicologici ed economici. Se vuoi compralo e leggilo. Se non vuoi non farlo.
      Io non so se sono un giornalista serio o no. Sicuramente sono un giornalista, e Saviano non lo è.
      Grazie per il tuo intervento
      F.

      • LO SEI SERIO, ECCOME. GRAZIE PER IL TUO LAVORO. ABBRACCIO.

      • tu sei di parte!😉 besos

  11. Ma possibile che qualcuno ancora coltivi il culto di Saviano la cui attività di plagiatore a tutto campo è stata dimostrata dentro e fuori dai tribunali? Possibile che sfugga la mediocrità del personaggio elevato a profeta da chi proprio in questa caratteristica vede la possibilità di controllare meglio l’informazione? Detto questo è vero che attenersi strettamente al discorso, senza premesse generali, è più efficace e serve a far emergere la sostanza, senza suscitare la resistenza di chi vive di mitologie fasulle.

  12. ho letto con attenzione quanto da lei scritto e condivido buona parte dei contenuti che andrebbero riferiti non solo a saviano, ma al copia e incolla generalizzato di agenzie, che ha ormai demolito il ruolo dei corrispondenti sul campo (resistono di più gli inviati, ma spesso per fare del folklore mordi e fuggi). mi permetto solo un paio di considerazioni. 1. dal punto di vista della comunicazione, non le pare che,Agradecemos al Estado, especialmente a las Secretarias de Relaciones Exteriores y Gobernación a la Procuraduría General de la República, a la señora Procuradora, su colaboración durante estos seis meses, sus diversas gestiones, sin duda facilitaron nuestro trabajo en el país. Valoramos también su accesibilidad y que se nos proporcionara acceso pleno al expediente y a una gran parte de las fuentes solicitadas.Agradecemos al Estado, especialmente a las Secretarias de Relaciones Exteriores y Gobernación a la Procuraduría General de la República, a la señora Procuradora, su colaboración durante estos seis meses, sus diversas gestiones, sin duda facilitaron nuestro trabajo en el país. Valoramos también su accesibilidad y que se nos proporcionara acceso pleno al expediente y a una gran parte de las fuentes solicitadas. per un lettore superficiale (ahimé la grande maggioranza) la distinzione tra ”omicidio” e ”sparizione forzata” spinga a ritenere la seconda meno grave della prima in quanto lascia qualche speranza? lo so che non è così, ma la sensazione del lettore rischia di essere tale e allora è logico che assimili la sua analisi a quella di saviano. non potrebbe essere meglio, per un pubblico italiano, parlare di ”crimine di stato” o qualcosa di simile? 2. vedo che lei sottolinea il ruolo dello stato nella realtà criminale messicana e a sostegno di tale tesi linka il rapporto di una Commissione internazionale: ne ho letto la presentazione e mi pare che abbondi in ringraziamenti per le pubbliche istituzioni messicane. capisco che ciò vada collegato a regole di correttezza professionale, ma forse lascia intendere che, anche nel calderone di un paese corrotto e criminale, sopravvivono ambiti istituzionali affidabili. mi piacerebbe saperne di più

    • Caro Alberto,
      grazie per il suo intervento. Il rapporto tra il gruppo di esperti indipendenti della CIDH e il governo messicano è istituzionale, ed è stato svolto grazie alla pressione enorme che organizzazioni sociali e di familiari di vittime ha esercitato sul governo messicano, quasi obbligato a invitare il GIEI. PEr questi motivi i ringraziamenti sono d’obbligo. Andando avanti nella lettura però si renderà conto di quanto gravi siano le accuse nei confronti del governo messicano, che, proprio per l’istituzionalità del rapporto, non ha potuto cacciarli dal Messico, anche se ha cercato in ogni modo di limitare il loro lavoro.

  13. Ci andrei un po’ più cauto. Non sono un estimatore di Saviano ma gli riconosco il fatto che è uno dei pochissimi opinionisti (su questo hai ragione, definirlo giornalista mi sembra improprio) italiani che, in Italia, scrivono di Messico. Questo non vuol dire che, con una certa frequenza, non essendo, come dici, “sul campo”, prenda la classica “vacca per le palle”. Neanch’io sono sul campo, ma credo di avere informazioni di prima mano dato che sono in corrispondenza continua con numerosi esponenti dell’opposizione sociale, della rete di “albregues” per migranti, delle comunità colpite dal degrado che sembra ormai inarrestabile dello stato messicano verso un vero e proprio “stato criminale”. Il Messico un po’ lo conosco anche direttamente e l’impegno sviluppato in questi anni, a partire dal femminicidio a Ciudad Juarez, passando per il corridoio migratorio centroamericano e messicano, per il fenomeno delle sparizioni forzate che colpiscono pesantemente sempre più cittadini messicani oltre che migranti, mi ha permesso di essere abbastanza aggiornato su ciò che succede. Anche perché i fenomeni messicani sono un campanello d’allarme molto forte in relazione a ciò che sta succedendo in Europa ed in Italia in particolare. Non mi dilungo su questo ma vorrei ritornarci.
    Solo due cose: indubbiamente Saviano sbaglia di brutto quando sostiene che i “narcos” (termine fuorviante rispetto alla diversificazione del business criminale, che, oggi, tra le attività maggiormente remunerative, annovera il traffico di esseri umani) vogliono essere considerati un controstato: loro vogliono farsi stato e, a mio parere, ci stanno egregiamente riuscendo. E su Ayotzinapa, il dire che gli studenti sono morti è sicuramente improprio ma tu sai meglio di me che moltissimi esponenti dell’opposizione sociale lo pensano anche se non lo affermano pubblicamente e le ragioni le hai spiegate egregiamente. Ma, e qui mi permetto di dissentire, l’eventuale assassinio dei 43 non cancella, anzi, in qualche modo, aggrava le responsabilità del governo e di Pena Nieto in prima istanza: si aggiunge al crimine di lesa umanità consistente nella sparizione forzata quello di strage per l’eventuale eliminazione dei ragazzi. Su questo, dire che Saviano è dalla parte di Pena Nieto mi sembra davvero esagerato. Se così fosse, cosa dovremmo dire di Renzi, che tutte le volte che può incontra l’ineffabile presidente messicano e si porta dietro i rappresentanti di tutte le peggio imprese multinazionali italiane per stipulare lucrosi accordi economici alla faccia del rispetto dei diritti umani??
    Qualche volta, io per primo, ci facciamo accecare dal furore ideologico e questa non è sempre una buona cosa. Con stima e amicizia
    Fulvio Ferrario

    • Caro Fulvio,
      grazie per il tuo commento che arricchisce di molto il mio post. Capisco il tuo dissentire e so che in molti, anche nei movimenti, pensino che verosimilmente i ragazzi siano morti. Ma è proprio l’aspetto formale che fa tutta la differenza del mondo. Io posso anche pensare che sia ragionevole sostenere che siano morti. Ma finché non ci sono le prove, il loro status è di desaparecidos forzados. E questo è ciò che cambia tutto anche nella percezione dei familiari. L’incertezza. Il non sapere con certezza cosa è successo. E questo è anche il motivo per cui la sparizione forzata è diversa dall’omicidio, anche in termini legali. perché è una tortura costante. Per sempre i familiari vivranno nell’incertezza e questo credo di spiegarlo bene nel mio libro, è esattamente ciò che rende la sparizione forzata così efficace nel generare terrore. Perché non saprai mai cosa è successo a tuo figlio. E questo ti paralizza. Una parte di te penserà sempre che esiste la speranza che sia vivo.

      • Su questo hai talmente ragione che noi ci stiamo lavorando, proprio a partire dai presupposti che tu indichi, in relazione alle sparizioni nel Mediterraneo e nei corridoi di terra “europei”. Volevo solo dire che Renzi mi sembra molto peggio di Saviano e che non sempre gli errori, anche grossolani, nascondono la malafede. Almeno lo spero……
        Con affetto
        Fulvio

  14. L’attività di un giornalista che si vuole reporter è essere stato nel luogo di cui parla, certo. Ma soprattutto, documentarsi sul paese di cui parla. La domanda è: Saviano si vuole reporter? Non credo. Faccio poi un’osservazione: diamo per scontato che la profondità di analisi di un giornalista che vive nel posto A e parla del posto A sia maggiore di quella di un altro giornalista che parla del posto A vivendo nel posto B (ma occorre anche capire se chi vive ad A e ne parla abbia gli strumenti adatti all’analisi – ti prego di non prenderla come un’insinuazione sul tuo conto, ma ho conosciuto napoletani che capivano di camorra meno di spagnoli arguti che a Napoli ci avevano fatto l’erasmus per nove mesi). Allora il giornalista che vive a B, se volesse parlare del luogo A, cosa dovrebbe fare? Documentarsi per un annetto o due prima di scrivere un articolo? Farci un dottorato? Conosci i tempi e gli spazi giornalistici, e ovviamente questa opzione non è contemplata. Forse farebbe meglio evitare di trattare l’argomento in toto? Forse. Ma secondo me articoli come quello di Saviano, per quanto imprecisi o, se vuoi, fuorvianti, mettono a conoscenza i lettori dell’esistenza – l’esistenza, non le dinamiche causali – di un argomento di cui altrimenti, probabilmente, non s’interesserebbero neppure. Sta poi a riviste, trasmissioni e blog di approfondimento come questo, caratterizzati da altri tempi e spazi, fornire una versione più accurata.
    Buon lavoro!

  15. Carissimo, io ho molto rispetto per chi ci mette “carne e sangue”, e credo che le contrapposizioni da te poste a ciò che Saviano scrive anch’esse meritino rispetto, curiosità ed approfondimento. Ma consentimi di essere in disaccordo sulla tua prosa che usi con i tuoi interlocutori: la spocchia, l’acredine, la stizza che grondano dalle tue risposte cozzano pesantemente con l’aspetto professionale che ti affanni a restituirci di te. Quindi, da parte mia, un augurio di conservare sempre il tuo coraggio e la passione per la verità in territori così complicati, ma nello stesso tempo ti auguro pure di trovare la pazienza di saper interloquire con chi ti contesta (hanno tutto il diritto di farlo, nessuno può arrogarsi il possesso della verità in questo mondo terreno) e di spiegare con altrettanta pazienza e passione le tue ragioni ed i tuoi fatti. Saremo tutti qui a leggerti sempre con maggior interesse. Buon lavoro.

    • Concordo. E aggiungo solo che l’autore di questo articolo sprezzante e velenoso sicuramente non è il solo ad occuparsi di Messico. Saviano anche lo fa e non solo riguardo la coca. E smettiamola con la storia del copia incolla. Pochi brani assonanti non fanno un intero libro. Ma si sa : è argomentazione sulla quale prosperano i detrattori. L’autore di questo spot anti Saviano scriva e si faccia conoscere anche lui. Ottenga gli stessi riconoscimenti. Poi ne potremo parlare.

      • Cara Seccata,
        grazie per i tuoi contributi. Io non sono un “detrattore”. SOno un giornalista che lavora sui temi su cui dice di lavorare Saviano. Non avrò ottenuto gli stessi riconoscimenti (soprattutto economici) ma un paio di premi (PEN 2015 e Premio naz. di giornalismo in Messico) li ho vinti proprio in riconoscimento al mio lavoro. Considero che non siano i premi a fare la qualità di un lavoro, ma l’aderenza alla realtà e la capacità di spiegare un problema. Ti invito a leggere il mio libro sulle sparizioni forzate, se ne avrai voglia.

    • Caro Simone,
      grazie per il tuo commento. Che, contrariamente a quello di altri, è molto pacato e rispettoso. E hai ragione. Però non è spocchia la mia. Sicuramente è acredine e frustrazione, di chi cerca da anni di fare informazione, ricerca, dal basso, e si vede trattare come un cretino qualsiasi da persone che non fanno nemmeno lo sforzo (come hai fatto tu) di cogliere il centro del problema. Va anche detto che non è questo il mio stile quando scrivo sui giornali. Questo blog è appunto uno sfogo, un luogo in cui mi permetto i lussi che normalmente non posso permettermi. Comunque ti ringrazio sinceramente della tua critica perché a volte perdo di vista il mio obiettivo principale e mi lascio troppo andare. Il ringraziamento è sincero e sostanziale, non formale.
      un abrazo
      F.

  16. Nella presentazione del tuo libro «Ni vivos ni muertos» a un certo punto si legge: «Dopo i fatti avvenuti il 26 settembre 2014, quando 43 studenti appena adolescenti sono stati vittima di sparizione e ritrovati trucidati con la chiara complicità del governo federale, la tesi di Federico Mastrogiovanni acquisisce più rilevanza.»
    Nella risposta al primo commento, in merito ai 43 studenti, tu scrivi:
    «Non si possono dichiarare morti perché morti non sono. Se lo fossero, sarebbero morti, non desaparecidos».

    Allora, perdona la domanda, giusto per capire: i 43 studenti desaparecidos sono stati «ritrovati trucidati» o no?

    P.S.
    Complimenti per il tuo impegno e i tuoi articoli. Tuttavia, mi rincresce succedano questi “scazzi”. Aggiungo un’ulteriore domanda: se parli o scrivi direttamente a Saviano pensi che non accetti le tue critiche?

    • ciao Luca. Quella frase di Gianni Minà parla dei 43 desaparecidos fatti sparire e dei 3 trucidati dalla polizia a Iguala. O almeno così l’ho intesa io quando mi ha mandato la sua introduzione italiana. Per quanto riguarda gli scazzi, sono anni che leggo e ascolto le sciocchezze di Saviano e in ogni occasione cerco di rispondere. Dubito che accada il contrario. Dubito che Saviano legga o ascolti le mie critiche, prima ancora di accettarle.

  17. Premesso che non sono una grande fan di Saviano, questo attacco mi pare aspro sull persona. Lei dice che i fatti sono andati in realta’ in modo diverso da come riportati da Saviano: allora li dica tutti (o dica almeno che ancora non si sa). In particolare: se i 43 studenti non sono stati puniti per il disturbo arrecato alla moglie del sindaco (il punto su cui lei si scaglia di piu’) perche’ sono quindi stati fatti sparire?

  18. secondo me la gravità è tutta nella diffusione. Ovvero, se sei Saviano e scrivi su La Repubblica, cioè uno dei quotidiani più letti dagli Italiani, anche se parli di una cosa sconosciuta e lontana come il Messico, hai il dovere di dare informazioni esatte. Di provare le tue tesi fino all’ossessione, fare una ricerca sulle fonti millimetrica, non sbagliare una virgola. Non puoi permetterti una sola inesattezza, perché scrivi a milioni di lettori. Dunque all’opinione pubblica. Hai il peso di una coscienza generale. Magari, in quanto opinionista, hai tutto il diritto di presentare un’opinione e non un reportage, ma l’opinione deve essere a prova di pallottola, di tribunale, di tutto. Deve essere esatta. Sennò è menzogna, anche fosse solo per un termine inteso male. E la menzogna è pericolosa se diffusa su larga scala. Mentre il post qui pubblicato, al di là della sintassi, che non mi sembra fondamentale in un blog, soprattutto scritto di getto e fresco come in questo caso, si regge su fatti reali, provati e fonti che si possono cercare e comparare. Dunque è decisamente più sano dell’opinione di Saviano.

    Tutto qui.

    Un abbraccio.

  19. e per ultimo credo che l’acredine dell’autore sia dovuta all’importanza e alla conoscenza del tema. Standoci di persona è normale che si scaldi, che s’incazzi. Questo me lo avvicina molto più di chiunque altro usasse una prosa formale e razionale. Perché mi dimostra, così, di pancia, che ci tiene davvero. Mentre il sarcasmo intellettuale e distaccato alla Repubblica, tipico di molti editorialisti, mi fa tanto di salotto e meno di campo.

  20. Da profano posso assicurarti che il tuo post è chiarissimo per chiunque sia in grado di decifrare un testo di livello scuola secondaria.
    Tutto ciò che non conoscevo precedentemente sulla situazione messicana, l’ho capito dalle tue parole, per cui ti invito a non preoccuparti dei diversi commenti dove ti viene detto di trovare eufemismi e parafrasi per essere più chiaro; d’altronde siamo nel paese dell’analfabetismo funzionale, come svela uno studio dell’OCSE, quindi non ti curar di loro.

    Riguardo a Saviano, purtroppo, non è la prima volta che si mette a parlare di questioni estere senza aver vissuto neanche un’ora nei territori di cui si atteggia a esperto sui giornalacci italiani che glielo permettono. Bastano le sue sparate sulla Palestina e i territori occupati, senza averci mai messo piede, per capire il suo livello. Saviano è attualmente un opinionista pericoloso proprio perché appena qualcuno, a ragione, evidenzia la sua scorrettezza e poca professionalità nel riportare fatti di 3a e 4a mano non verificati da lui stesso, viene etichettato come “invidioso”.
    Ma invidioso di che? La soddisfazione di calpestare le “zone calde”, e vedere la realtà con i propri occhi, ripaga più dei milioni che fa Saviano con la sua voce dotata di un’autorevolezza “sulla fiducia”, grazie a un best seller che neanche ha scritto lui, ma, inutile che vi arrabbiate, perché lo conferma una sentenza, ha copiato da altri. Saviano ha santi in paradiso, è visibile per chiunque sappia come funzionino i quotidiani mainstream e la TV in Italia, e chi ha santi in paradiso non può essere libero.
    Saluti e buon lavoro. Lunga vita a quelli che lavorano “sul campo”.

  21. Ho letto il tuo articolo e parte dei commenti. Mi ha fatto un’ottima impressione il tuo approccio e il tuo modo di scrivere, si avverte la tua competenza e la tua voglia di essere lucido nell’esposizione. E sapendoti in Messico da anni per comprendere un fenomeno così complesso e drammatico, mi viene soltanto da stare in silenzio e ascoltare ciò che hai da dire. Buon lavoro.

  22. Non mi dilungo sul ruolo di “personaggio pubblico” o su quello di “giornalista-cane” (già che è Repubblica), ma racconti un saviano che non conosci

  23. […] sul Messico, pubblicato da Repubblica, è esploso e lo ha sbugiardato con un lungo posto sul suo blog, che noi riportiamo di seguito in forma […]

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