diario dalla repubblica sandinista del Nicaragua

bienvenidos a Honduras
bienvenidos a Honduras

Dalla frontiera ho scritto poco. È che la connessione già di per sé da ste parti è una ciofeca, come si diceva a Roma negli anni ’80, là su poi era a pedali. Ma ci sono diverse altre cose da dire su quell’eroe di Zelaya.

Una bella gag è la sua assistente, la sera di giovedì, quando siamo arrivati tutti in carovana a Estelí, a 150 km dalla frontiera.

Situazione: schiera di giornalisti, fotografi, cameramen stanchi morti ma pronti a scattare come un sol’uomo alla prossima avvisaglia di rueda de presna. Esce la povera Betty, con la faccia nel culo, come dicono i francesi, sfatta dalla schiera di panzoni che accompagnano grugnendo (letteralmente) il legittimo presidente. Fa la funzionaria dell’ambasciata e fa da segretaria al baffone, e prende i nostri nomi per le domande da fare al presidente.

Alla fine stremata afferma: “e vi prego, qualcuno di voi gli può chiedere cosa ha intenzione di fare domani per favore, che io non l’ho capito? vi dispiace?” Purtroppo nemmeno di fronte alla miseria umana della povera Betty siamo riusciti a mantenere un contegno. Un coro di risate de còre. Un attimo di consapevolezza che stamo tutti a giocà in fondo. Daje co le pacche sulle spalle.

Come giocava quell’altro pischello che hanno trovato crepato la mattina di sabato. Pedro. Misteriosamente ammazzato dalle parti di El Paraiso, a qualche chilometro dalla frontiera, lato Honduras. La bocca spalancata in un ghigno orrendo, gli occhi aperti e sorpresi. Buttato in mezzo all’erba. Anche lui un ragazzino, 22 anni aveva Pedro, mortacci sua. Ma tanto sticazzi. È una guerra o no? E Mel è il comandante baffuto che grida al suo popolo “Armiamoci e partite!”

Dice che però c’ha tanto carisma. A me me pare che l’ha lasciato da qualche parte sto carisma. Invece s’è portato appresso parecchia logorrea populista, oltre alla collezione di sombreri.

Ma comunque veramente basta parlare di questo genio militare. Ora sono di nuovo a Managua, pronto a spiccare il volo verso il Messico.

E qua a Managua, come dice il mio amico fricchettone che gira per il centroamerica “in viaggio” carico di amore per i popoli oppressi, me ne dormo in un hotel coll’aria condizionata.

E rido dei commenti de quelli militanti. I militanti co la bandiera sugli occhi. Di quelle bandiere che te porti da casa. E pure quando vedi l’evidenza ti dici, no cazzo non è vero. te dici, no la rivoluzione sandinista è da paura! Perché te caghi addosso a pensare che, porca troia, te sei sbagliato fino a mo. O semplicemente che avevi bisogno di credere in un’idea, ma in verità era solo un’idea e non era vero un cazzo nella vita dei poracci che quell’idea se la devono accollare tutti i giorni, e che quell’idea la pagano pure per te.

Ma non c’è niente di male in verità. Ho capito questo, che l’idea non muore nel fallimento della realtà. L’idea rimane bella e viva. Se uno crede nei valori sandinisti ci crede pure quando vede i vermi che mangiano questo paese e dicono di essere sandinisti.

Sto a diventà patetico e cattedratico, per cui mi ricaccio nel mio strato basso dove sto più a mio agio.

Accendo la tivvù e c’è una telenovelas messicana. La misura di quanto sto posto è finito la dà il fatto che qua il Messico è considerato tipo l’Italia per gli albanesi negli anni novanta. Cioè un Nica davvero pensa che il Messico è un posto fenomenale guardando alla tivvù messicana le saghe familiari dei vari FlorianoAlberto Saltapicchio Ortega. Poi lo stesso nica magari si lancia a attraversare mezzo centroamerica per finire sparato sul muro alla frontiera con gli Stati Uniti.

E l’Italia, come il Messico, so tutta scena pe l’albanesi. So postacci.

Sono finito nell’Albania degli anni novanta. Me pareva un ambiente familiare.

Pièsse. oggi ho ricevuto il commento più bello da quando ho aperto il blog. Lo riporto perché mi ha riempito il mio stupido cuore di riso e gioia. Dice così: “Ao’ !…
nun resisto, me fai taja’…
uno che scrive come te ( a sto livello de sincerita’ ) nun l’avevo ancora trovato in giro…”

Daje Bubu.

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