diario da Città del Messico

 

manifestanti contro il golpe
manifestanti contro il golpe

Faccio corrispondenze per una radio svizzera.

Sì, gli svizzeri. Quelli che in un mondo all’incontrario sarebbero sempre uguali perché il contrario di neutro è neutro. Gli racconto del golpe militare in Honduras, dove il presidente Zelaya, latifondista liberale cattolico col sombrero e gli stivali da ranchero è stato destituito ieri mattina dall’esercito e spedito in Costa Rica. È che lui era sì un latifondista dell’oligarchia hondureña, solo che poi inspiegabilmente ha virato a sinistra senza preavviso. E è diventato amico di Hugo Chávez, Fidel Castro, Evo Morales, Daniel Ortega. Gentaglia terrorista direbbero alcuni.

E dunque l’oligarchia ha preso e ha detto, sai che c’è di nuovo, caro il mio Manuel? Che adesso noi ti facciamo un bel colpo di stato militare vecchio stile. Tanto abbiamo lo Zio Sam che ci para il culo. 

Detto fatto, fanno questo colpo di stato. Tutto liscio. Sparano sulla casa del presidente, gli puntano fucili in faccia e attendono che dai “cugini del nord” arrivi l’applauso.

Invece quel negro di Obama cosa fa? Dice, cari amici oligarchi dell’Honduras, io riconosco solo il presidente legittimo che è Zelaya. Rimettete tutto a posto e smettetela di fare i buffoni, se no vi metto in punizione e non vi compro più le quattro banane che esportate. E la vostra economia crolla in due ore. 
Cioè non ha detto proprio così, però questo era il messaggio.

Quindi Barack Obama e Hugo Chávez hanno preso entrambi le parti del povero Zelaya, che ormai alle conferenze stampa compare solo in pigiama, visto che non ha fatto in tempo nemmeno a fare le valigie.

E io racconto questa cosa agli svizzeri cercando di dirla con un accento svizzero che non faccia capire che in realtà sono di Roma. Cerco di alleggerire le B di OBBAMA. Cerco di non strascicare le parole.

Ho fatto il compito. A quanto pare ci sono cascati perché è andato in onda.

Nel frattempo ricevo una risposta da Minimum Fax, a cui ho mandato il manoscritto del mio romanzo. La allego perché è molto divertente e dimostra quanto i radical chic/shock siano dappertutto. 

Ciao Federico,
visto che sei così sicuro che il tuo romanzo è adatto alla linea
editoriale dei Nichel, ti vorrei mettere alla prova? In quale libro
nichel a un certo punto il protagonista si mette a raccogliere lumache
da terra, le mette dentro una bottiglia, se ne prende cura, le colora,
ci scrive sopra alcune lettere dell’alfabeto e poi le dispone tutte in
fila sul marciapiede a formare la domanda “Tu chi sei?”, rivolta a una
bambina muta? E come finisce poi la storia, lei le vede?
Se mi rispondi correttamente inoltro la tua mail al nostro editor di
narrativa italiana, cosa che di solito non faccio, dicendo invece che
non accettiamo manoscritti dall’esterno ma ci appoggiamo al lavoro di
agenzie letterarie, cosa che è vera, tra l’altro.
Saluti
la redazione.

Mi mandano gli enigmi. Le cose sono due. O non avete proprio un cazzo da fare, oppure siete davvero così autoreferenziali da pensare che uno per scrivere in una collana deve per forza conoscere e saper citare tutti i titoli in essa contenuti. 

Sconfortato cerco una provocazione per scatenare la rissa con Littorio. Ma esso per dispetto fa il pacifista e non risponde. 

Io oggi devo menare e pare che in questo cazzo di paese quando vuoi menare non si fa sotto nessuno.

E gli unici che mi assecondano sono degli svizzeri che come sempre riescono a stupire tutti. 

Mi metto a raccogliere materiale per la prossima corrispondenza e cerco su internet il modo di acquisire la cittadinanza elvetica per corrispondenza. Ci saranno lezioni di ticinese, ma posso farcela.

Pota.

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diario da Città del Messico

 

Cafebreria El Pendulo
Cafebreria El Pendulo

Arriva Juncia al Pendulo. “E quindi che ve ne pare della notizia del giorno?”  “Quale notizia del giorno?” È che sto in giro da stamattina, non ho avuto modo di essere aggiornato.

“Che è successo?”

“Cioè, non sai che è morto Michael Jackson?”

Michael Jackson il pedofilo? Michael Jackson l’ex negro che è diventato bianco? Quello che si è rifatto cento volte il naso? Quello che costruisce parchi di divertimento perché è un miliardario genero di Elvis con la sindrome di Peter Pan che molesta ragazzini e li fa giocare con il suo pisello?

Quello che è passato dal funk al pop? Quello che insieme a quella stronza di Madonna ha dettato legge durante gli anni ottanta, il periodo più buio degli ultimi secoli?

È crepato a 50 anni di infarto lasciando 500 milioni di dollari di debiti. E credo che ci siano poche cose al mondo che mi possano fregare di meno.

Continuo a bere la mia michelada. Oggi è una giornata positiva. Ho trovato l’ultimo libro di Palahniuk in libreria e sto con i miei amici e ridiamo di gusto.

Ho trovato un posto dove fanno un cappuccino quasi come quello di Roma. Ho deciso che una volta a settimana andrò a bermelo. Da solo. In segreto. Senza portarci nessuno. Sarà un piacere solo mio da non condividere.

La città è senz’acqua. Non piove abbastanza. Si raccomanda alla gente di usare l’acqua con moderazione. Qui dove la metro non puzza MAI di ascelle perché tutti sono maniaci della pulizia. Tutti si fanno almeno una doccia al mondo e generalmente io sono quello che puzza di più di tutti praticamente in ogni contesto. Sempre. 

Oggi al Pendulo ho visto un disco della Putumayo. Italia. E l’ultima canzone è il Bar della rabbia di Mannarino. Ho fatto una foto col cellulare al mio cantante preferito che è arrivato anche lui, a modo suo, in Messico.

Il rapporto con Vittorio è irrecuperabile. Lo ha colpito molto la dipartita di Jack-o. Forse è un’intesa tra pedofili. Però anche se siamo separati in casa non me la sento di infierire sul suo dolore. Io non sono come lui! È questa umanità che mi rende un essere migliore di lui. Un essere umano sarà sempre meglio di un toro, anche se di cartapesta!

La notte scorsa dopo sei tacos mangiati con gli amici, ho sognato Max Bruno. Mi sono svegliato inquieto. A volte mi faccio paura.

diario da Città del Messico

payaso
payaso

Andrés fa il pagliaccio di professione. Dice che studiava comunicazione ma la sua ambizione era fare l’idiota a tempo pieno. Ora fa l’idiota a tempo pieno.

Ha i baffi arricciati, porta dei calzoni troppo corti tenuti su da due tiracche nere. Calzini rossi. Scarpe nere. Va in giro così. Così mi accoglie a casa sua alla Condesa. Così mi offre il caffè e parla del suo lavoro.

Dice che il Messico ha bisogno di pagliacci. Il mondo ha bisogno di pagliacci. Dice, sai, quando ti succede qualcosa di brutto o di difficile hai due opzioni. O piangi o ridi di te. E piangere rende solo le cose più difficili.

Questa città è una giungla, dice il pagliaccio, ma se ti vesti come me, se quando succede qualcosa invece di arrabbiarti regali una risata, nessuno ti aggredisce, nessuno ti fa del male. Quando sei un pagliaccio la tua lotta è dal basso. Nessuno si sente minacciato. Nessuno si sente in competizione. Perché tu ti presenti come il perdente. La gente ride di te. Tu la fai ridere. E ride perché vedendo te vede qualcuno che è palesemente uno sconfitto. E le sventure degli altri fanno tanto bene alle nostre.

Ma far ridere gli altri prendendosi gioco di se stessi è un’arma potentissima. Il pagliaccio mi svela il suo segreto. Il suo potere. La sua gloria. Io vinco, dice il pagliaccio, perché regalo sorrisi. Perché regalo allegria. Ed è un’allegria che nasce dalla cenere della mia sofferenza. Io vinco perché sconfiggo la sofferenza e la trasformo in sorrisi. Grazie al mio dolore qualcun altro ride. E le risate degli altri alimentano il mio cuore. E il cuore di un pagliaccio è il nostro naso rosso. Ci mettiamo il cuore in faccia.

Sto parlando con uno specchio. Uno specchio con un naso rosso.

È il momento che anch’io indossi un naso rosso fiammante.

diario da Città del Messico

luchadores en la calle
luchadores en la calle

Il sabato mattina la città è sempre vuota. Qui si fa festa dal venerdì. La gente è a casa spolpata dalla borrachera della sera prima e deve prepararsi a quella del sabato.

Prendere la metro di sabato mattina alle 10.30 fa un po’ impressione. Siamo in sei su un vagone che normalmente deborda passeggeri.

Arrivo a Polanco, a casa di Akira. Dobbiamo parlare di un progetto che abbiamo deciso di sviluppare insieme a un suo amico chef, Tadashi.

Solo che nessundo di noi ha fatto colazione e quindi ci lanciamo per le strade di Tacuba. Verso il mercato. Verso il sope, una tortilla di mais più grande e ovale del normale, scaldata sulla piastra. Sopra la tortilla si adagia la carne, il formaggio, la salsa. Quello che ti pare. Comida de mercado. Ovviamente è buonissima.

Al mercato di Tacuba, una zona molto popolare, a fianco a noi stanno armando la lucha libre. Per la strada hanno montato un ring e i luchadores si preparano a esibirsi di fronte ai tanti bambini e ai loro genitori.

Noi tre con il sope in mano osserviamo.

Il presentatore è un ragazzetto. “Il Partido de Accion Nacional è lieto di presentare lo spettacolo di lucha libre! Benvenuti.”

È un’iniziativa del PAN. PAN et circenses. IL partito di ultradestra, attualmente al governo, che rappresenta la classe ricca e conservatrice del paese, va in missione nei quartieri popolari il sabato mattina a regalare alla gente spettacoli di lucha libre.

I luchadores sono dei panzoni. La lucha è di bassa qualità. Non fanno salti. Non fanno acrobazie. Non si menano. Sono lenti. Sono patetici.

Ma il pubblico sembra apprezzare. In più è gratis e i pupi si divertono.

Noi lasciamo il mercato  prima che ci sia un vincitore, ma secondo me Pirata avrà la meglio su Mascara de Hielo. Quanto meno non è obeso e ha le lenti a contatto bianche, come il Mystico.

Ci aspetta un lungo pomeriggio alcolico. Ora siamo pronti.

Vittorio l’ho lasciato a casa. Da quando ha scoperto dio è diventato un fanatico. Ora cerca di convertirmi alla fede. Ma non attacca.

Il suo dio non avrà mai la meglio su di me.

Il cammino è disseminato di tranelli e difficoltà.

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un'opera di Jimena
un'opera di Jimena

Se ti invitano a una comida (un pranzo) da queste parti vuol dire che ti devi presentare dalle 4 di pomeriggio in poi.

Sono invitato a una comida a casa di Jimena, la cugina di Silvia. Jimena è una scultrice, pittrice, artista. È di origine svizzera. È vegetariana. È fidanzata con un musicista metal che si chiama Roger.

La famiglia di Silvia è composta di vari cugini e cugine. Ci presentiamo a mani vuote e l’ambiente è subito accogliente. Tutti gli invitati sono dei surreali. Ora non è per voler sottolineare banalmente che il Messico è un paese surreale, c’è il surrealismo, eccetera. Il fatto è che sono proprio dei surreali. SIlvia compresa.

La giornata è distesa. Pioviccica e noi comunque rimaniamo nel patio a socializzare. Entrano e escono in continuazione giovani musicisti metal tatuati che vengono a suonare nella sala prove che Roger ha acchittato a casa sua. Gente assurda, dall’aspetto truce e estremamente gentile e cordiale. Ma chi l’ha detto che i metallari so brutti e cattivi? Questi si presentano. Dicono buona sera. Grossi sorrisi. Salvo poi mostrare le copertine dei loro dischi in cui magari è rappresentato un gesucristo in putrefazione con un crocifisso piantato in gola. Persone a modo.

Poi Roger comincia a parlare della parte della famiglia affiliata a una setta cristiana. La storia è quella di un famoso rapper messicano che di punto in bianco ha scoperto dio e gesucristo. e ora dedica la vita a salvare giovani dalla strada attraverso la parola del cristo.

“Non avete capito quanto è figo gesucristo. Gesucristo è una figata pazzesca – dice il pastore rapper, accompagnato da un gruppo che si chiama Fé fighters (i combattenti della fede) – Ma chi l’ha detto che gesucristo non era cool? Ragazzi, gesucristo era un figo da paura. Oddio quanto ci piace gesucristo” e via dicendo. Questa è la nuova moda religiosa degli ultimi anni. Che fa breccia nei giovani cuori sbandati di drogatelli teenager.

I cristianos, appartenenti alla setta, hanno capito che l’unico modo per fare adepti tra i giovani è vendere gesucristo e dio come dei prodotti alla moda. Basta questo. dio non punisce. dio è un taglio! La droga è una merda e gesù spacca i culi!

Più bevo e più mi entusiasmo al racconto. Più mi entusiasmo e più bevo. E più mi suggestiono con le sculture di Jimena a forma di lupi a due teste, di alci dal corpo umano e dalle corna ramificate. dio si manifesta in forma di gesù rapper con le corna di alce. Sono suggestionato.

Vorrei farmi dare da Jimena un altro animale di cartapesta per sostituire l’ottuso Littorio. Quasi quasi lo porto dai cristianos e lo faccio portare via da gesù. Ormai siamo separati in casa.

Una di queste domeniche andrò a una funzione religiosa. Spero di non farmi abbindolare. Stanotte spero di sognare gesù. e di cantare un rap insieme a lui.

diario da Città del Messico

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Metrobus di Insurgentes

Ok sto dando fastidio a qualcuno. Lo pensavo dall’inizio quando ho cominciato a raccontare scomode verità su questo blog. Però ora comincio ad avere i primi riscontri.

Non è per fare il perseguitato. Ho delle prove inconfutabili. Qualcuno sta boicottando questo blog! E voglio proprio vedere dove arriva questo qualcuno.

I fatti: ho scoperto che c’è una pagina nella bacheca di wordpress che si chiama “statistiche”. E questo non vuol dire niente di per sé. Tutto normale.

Ok. Allora sentite questa. C’è una parte della pagina “statistiche” che si chiama “Termini ricercati nei motori di ricerca”. A voi sembra ancora tutto normale eh? Certo. Tutti ingenui ora! Beh, allora vado avanti, se vi servissero altri elementi. Qualcuno è arrivato a questo sito cercando CIMICI VIVE NELLE TORTILLAS MESSICO.

Cioè se uno cerca questo su google arriva dritto dritto qui.

Allora le domande sono due. Primo. Come è possibile che scrivendo questa frase si arrivi qui. Linguaggio in codice? E secondo. A chi cazzo può venire in mente di cercare il mio blog inserendo queste parole?

Sono inquieto. Volevo raccontare del mio rapporto già di amore con il trasporto pubblico (specialmente il Metrobus di Insurgentes). Volevo raccontare a Giuglio, un aficionado, come andava a finire la storia del francese.

Solo che sono scosso. Stasera ho paura. Ho capito cosa vuol dire essere minacciati.

E in più Littorio adesso appare minaccioso. Non deve aver preso bene i maltrattamenti che millanta di aver subito. E che saranno mai due sganascioni. I schiaffoni non hanno mai fatto male a nessuno. Fanno venire su dritti come fusi! Cazzo. Ti credo poi che il mondo si riempie di mammolette.

Non sono tranquillo a dormire con lui. È un vigliacco vendicativo. Come quelli che da piccoli erano senzapalle e subivano e poi appena potevano si vendicavano alle spalle. Uguale. Però è un toro.

Comunque. Il francese dopo otto anni nei corpi speciali ammazzando africani un bel giorno decide che sbrocca (“chi è che sbrocca?”) e parte per l’America latina. Qui comincia a viaggiare e sono sette anni che viaggia in lungo e in largo per il continente. Ha deciso che ora fa il curandero. Una specie di stregone che cura (secondo lui) con piante tradizionali e ancestrali. Praticamente piglia e va in cicli di 21 giorni a sconvolgersi nella selva o nel deserto o in mezzo ai coccodrilli con ogni tipo di droga naturale possibile presente nel territorio del Nuovo Mondo. Funghetti, peyote, noce moscata, salvia, oppio, secrezione di rane e altre che non conosco. Tutto questo sotto la guida di un maestro. Poi nei suoi deliri cura la gente. Cioè va nelle comunità sperdute dell’Amazzonia, dove già c’hanno parecchi cazzi per il culo per conto loro, ci arriva in barca. Poi piglia e comincia a delirare e a fare strani riti. Immaginate un tipo con la barbona. Secco secco. Col bastone. Sconvolto. Che farnetica in una lingua incomprensibile in mezzo a un gruppo di indigeni. Quelli lo prenderanno per la cosa più esotica del mondo e crederanno a tutto quello che dice. Un po’ come da noi può affascinare un peruviano che fa lo stesso a Prati Fiscali, diciamo.

E dunque questo sciroccato dopo aver scroccato la mia cena a Real de Catorce mi porta nella sua camera d’albergo e comincia a farmi vedere centinaia di foto che lui ha fatto al fuoco durante i suoi rituali da solo insieme alle scimmie delle droghe. E pretende di convincermi che “Certo! Si può riconoscere in quasi tutte il viso dello spirito del fuoco”.

Certo, se ti sei appena finito di calare peyote per 21 giorni puoi vedere anche nei resti di una amatriciana Gesù Cristo vestito da Elvis che piange sangue. Altrimenti vedi solo le foto di un pazzo scatenato.

Ho lasciato il francese sciamano ai suoi deliri per tornare ai miei e non l’ho più rivisto.

Dopo qualche mese, raccontando la storia a un amico fotografo brasiliano che vive in Bolivia ho scoperto che era stato ospite per qualche settimana a casa sua a La Paz. E aveva lasciato lì dei bagagli.

E tutto questo secondo voi non fa parte di un piano occulto?

Sono semplici casualità?

Lost continua a non insegnare nulla.

Il toro è sempre più sospetto. Dormo col coltello sotto al cuscino.

diario da Città del Messico

la fontana dei coyotes
la fontana dei coyotes

Giornata afosa a Città del Messico.

Mi alzo con ottime intenzioni: oggi si va a CU (Ciudad Universitaria) a cercare lavoro. Destinazione il CELE il Centro de Enseñanza de Lenguas Extranjeras della UNAM.

Il piano è sempre lo stesso. Conquistare il Mondo.

E truffare i messicani.

Io e Silvia, la mia complice, ci fingiamo innocui europei nel Pumabus, l’autobus interno alla città universitaria. L’animale totemico della UNAM è il puma. Qui ci stavano i puma una volta. E quindi tutto quello che è della UNAM è simboleggiato da un puma. Qua è così.

Noi alla sapienza c’abbiamo la Minerva. Che porta pure sfiga se la guardi in faccia.

E quindi via alla UNAM. Poi caffè a Coyoacan.

Due italiani amici da una vita emigrati in Messico. Silvia mi fa, ma l’avresti mai detto dieci anni fa che ci saremmo ritrovati qua io e te su un pesero a Coyoacan? No, le faccio io. Proprio no. Siamo due surreali comunque.

Passiamo per una scuola di ceramica. Un gineceo di ceramica. Dove Silvia imparava a fare dei vasi qualche mese fa con delle amabili signore di sinistra. Silvia vive qui da due anni e tra le altre cose ha fatto un corso di ceramica a Coyoacan. E oggi passiamo a prendere un vaso che ha fatto quando era un po’ giù. Quando aveva il cuore come un alveare. E infatti il vaso sembra un nido di vespe. Ma dentro è laccato e bello.

Poi a Coyoacan una cosa che si fa è passeggiare. E allora passeggiamo per i giardini di Coyoacan dove c’è una fontana con i coyotes. Da cui prende il nome il quartiere.

Racconto a Silvia di quante cose surreali succedono in Messico. Concorda. Prendiamo per Avenida Felipe Carrillo Puerto. E siamo un fiume di chiacchere rumorose.

“E quindi a Real de Catorce incontro questo tizio francese di età indefinita” le dico “che ha passato otto anni nei corpi speciali dell’esercito francese a fare il paracadutista e ammazzare africani in Africa. Poi a una certa sbrocca…”

Voce fuori campo: “Chi è che sbrocca??” Gelo. Io e la mia complice ci giriamo di scatto. Da dentro un negozio esce una voce. Una voce con uno spiccato accento romano. Maschile. “Chi è che sbrocca allora??”

La voce ha una faccia. Una faccia di Roma. Dietro a un bancone su cui sono esposte teglie di melanzane alla parmigiana. Su cui sono esposte lasagne. Su cui sono esposte torte rustiche.

La voce si chiama Emiliano. Come Emiliano Zapata, chiedo. Sì. Sono nato qua, dice, mia madre mi ha chiamato come un eroe messicano. Beh, ti poteva andare peggio, dico, ti poteva chiamare Porfirio, come Porfirio Díaz, o peggio, Benito, come Juárez. Se famo ‘na risata.

La madre in questione è Alessandra. Oggi è il suo compleanno. È della Balduina. È andata a scuola alla Ludovico Ariosto. Dove sono andato io. Scuola demmerda. È qui dal ’78 e oggi compie gli anni. Con il figlio Emiliano che ha una sciarpetta della Roma appesa a un vaso sopra al bancone.

Il Messico è surreale. Emiliano è surreale. E mi invita a vedere le partite della Maggica a casa sua.

Noi ogni domenica ci vediamo alle otto di mattina a vedè la Roma. Se vuoi puoi venire appena ricomincia il campionato.

La Roma a casa di Emiliano. Era tutto quello che potevo desiderare. Come la Roma a casa di Giulio.

Vado via felice. Poi penso che abbiamo comprato Guberti.

Guberti. L’amarezza.

A Littorio je rode ancora. Purtroppo la verità è che non ci capisce un cazzo di calcio, il bovino. A mala pena di corrida.

La parmigiana di Emiliano è da paura!

diario da Città del Messico

cafetacvba

cafetacvba

Insieme a 55mila persone ieri sera ho pensato di organizzare una festa di compleanno.

Sono andato al Foro Sol. e mi sono dato appuntamento con i miei 55mila amici. Quando sono arrivato stavano tutti bevendo da un pezzo.

Per non sbagliare mi sono messo a bere pure io.

Poi dopo un po’ sono arrivati i festeggiati. quattro giovinastri che hanno fatto una banda di musica e ogni tanto suonano. Sono 20 anni che ogni tanto suonano. E allora noi ragazzi abbiamo pensato che sarebbe stato carino festeggiare con loro questi venti anni.  E ieri abbiamo cantato las Mañanitas tutti insieme nel Foro Sol. Non so dire ora la quantità di birra che è stata ingollata e quella che è stata pisciata.

So che la festa è durata quasi quattro ore e che per quatto ore tutti questi amici urlavano come dei pazzi. E ballavano. E cantavano. E bevevano.

Fatto sta la sorpresa che gli abbiamo fatto è riuscita abbastanza bene.

Il gruppo che faceva gli anni si chiama Cafe Tacvba.

poi siamo andati a riprendere le nostre ventimila automobili. Le avevamo parcheggiate nei garage di quelli che abitano intorno al Foro Sol. E loro si fanno pagare 100 pesos per far parcheggiare le macchine nei loro garage. O davanti alle loro case. Sono gentili perché se no dovresti parcheggiare lontanissimo.

Poi se glie lo chiedi ti fanno pure pisciare a casa loro dopo il concerto. Perché lo sanno che poi dopo il concerto devi pisciare ancora. E ancora quando arrivi a casa. E ancora quando stai dormendo. Comunque quando gli parcheggi davanti casa non è che è obbligatorio pagare, anche perché la strada è di tutti. Però loro ti dicono “Se mi paghi di sicuro non succede niente alla tua macchina, amigo”. Allora tu dici, beh, meno male che c’è lui. E allora tu dici, ma questa frase mi pare di averla già sentita un sacco di volte a Roma, però con un accento napoletano. E allora tu dici, ma perché cazzo devo discutere con uno così che magari c’ha il pezzo.

Quindi gli dai i cazzo di soldi e vai a festeggiare i tuoi amici Cafe Tacvba al Foro Sol. Gli hanno fatto una festa simile anche nella Tribuna Antiimperialista all’Avana, che è la capitale di Cuba. Che è un’isola antiimperialista. Dicono.

Ho un amico che si chiama Rojo. Io lo chiamo Rosso perché voglio sottolineare il fatto che sono italiano e darmi un tono. Il Rosso ha degli occhiali otttagonali e l’ho sempre visto ubriaco. Ma nella vita vera non è così. È come un supereroe: Superborracho. Che quando è in pubblico (di sera) è sempre tra il brillo e l’ubriaco. Poi nella vita vera da Clark Kant fa il maestro elementare ed è molto serio. Forse gli occhiali ottagonali li porta solo quando è un supereroe della birra.

Dopo questa iniezione di ottimismo vedo il video del presidente delle nuove camicie nere. Ronde nere. Un terrone che parla come il signor Pavignanì di Ciprì e Maresco. Mi sento sovversivo. Bevo succo di mela.

Non parlo più con Vittorio. Forse ora dovrei chiamarlo Littorio. Comunque. Dopo avergli menato sta tutto il giorno rivolto verso l’angolo della stanza. Fa l’offeso. Cerca di farmi sentire in colpa. La gestione dei rapporti col senso di colpa da parte di un toro di cartapesta. Proprio quello che mi mancava!

diario da Città del Messico

il futuro è nelle nostre mani
il futuro è nelle nostre mani

Siccome non piove da qualche giorno è arrivata una comunicazione del condominio. Chiudono l’acqua per tutto il fine settimana, quindi si pregano i condomini di usare quella che rimane nelle cisterne con discrezione. E solo per il bagno.

Io e Jaime saremo costretti a fare la danza della pioggia affinché Tlalok, il dio azteco della pioggia, ci dia ascolto e faccia la grazia.

Poi ho ricevuto un messaggio da Roma. La mia professoressa di lettere del liceo va in pensione. E ci sarà una cena con tutte le vecchie guardie della sezione D del liceo Mamiani di Roma. Un liceo obiettivamente Radical Chic.

In molti abbiamo risposto che ci troviamo lontano dall’Italia e che purtroppo non potremo partecipare alla celebrazione di una donna che è stata importante nelle nostre vite. Non sempre positivamente. Gli emigranti più fortunati sono all’estero per dei lavori meravigliosi, spediti dall’azienda a colonizzare il mercato con la creatività italiana. Molti di quelli che sono rimasti a Roma sono riusciti a integrarsi nella macchinaschiacciasassiRadicalChic. Alcuni di noi invece esternalizzano il loro fallimento all’estero, dandosi un tono da cittadini del mondo.

La giornata ha rischiato di cominciare molto male. Poi però sono uscito molto presto di casa per un colloquio in inglese dai tratti surreali.

Il flash nel decennio dei novanta causato dall’invito a cena di vecchi amici mi distoglie dal mio obiettivo. Osservare questo paese. Succhiarne l’anima. E truffarne la gente. Sono un camaleonte con pessime intenzioni.

Oggi per strada c’era un uomo che mi ha ricordato tutto questo. Mi ha riportato coi piedi per terra e ha risvegliato in me il fuoco rivoluzionario. L’ho voluto ritrarre in una foto.

Siamo in una botte di ferro.

Di pioggia non si vede una goccia. Tlalok ha altro a cui pensare. O non ha gradito la nostra danza.

diario da Città del Messico

l'ottuso
l'ottuso

Vittorio non me la racconta giusta. Sono due giorni che è stressato. Da quando ho deciso di sapere qualcosa del suo passato.

Faccio finta di niente per non allarmarlo ma sto raccogliendo informazioni.

Nel frattempo leggo un articolo su City on line. Leggo. “Badante clandestina muore dissanguata. Una donna ucraina, immigrata irregolare, è morta nel barese per un’emorragia. Non ha chiamato i soccorsi per paura di essere denunciata e perdere il lavoro.”

Mi colpisce questa frase.È morta dissanguata, dopo aver provato a raccogliere in una bacinella il sangue che stava perdendo per un aborto spontaneo.” Quasi la vedo. Con la bacinella tra le cosce che spera che sia soltanto un colpo di freddo e non un’emorragia che la ammazzerà. Quasi li vedo quelli che hanno votato per questo governo. Che gongolano pensando alle serve straniere che crepano di aborti spontanei per paura. Sono certo che gli diventa duro all’idea. Come biasimarli?

Mi piace leggere queste notizie tutti i giorni dal mio computer per ricordarmi perché uno se ne va in un paese governato dai narcotrafficanti piuttosto che stare in Italia.

Avoja a dì, sì vabbè però l’Italia è un grande paese, pieno di persone oneste. Pieno di gente che si fa il culo. Sei tu che se te ne vai smetti di lottare.

Dove sono tutte queste persone oneste di cui è pieno il mio paese?

Il mio paese è pieno di gente che lascia il paese. Il mio paese è vuoto di gente onesta.

Mi piace leggere i giornali italiani perché così mi tengo aggiornato sul calciomercato. Il Real Madrid si è comprato in due giorni Kaka e Cristiano Ronaldo. Vuole essere competitivo in Europa.

La Roma, sempre per essere competitiva in Europa ha acquistato Guberti.

È che oggi sono ottimista. Di buon umore. Positivo.

Ho menato Vittorio. Così. Mi andava. Non rompete il cazzo. O se vi dà fastidio venite qua a difenderlo!